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Appassionarci di Gesù

Abbiamo letto nei giorni scorsi la narrazione della Passione di Gesù.
“Passione” è termine che dice insieme sofferenza e amore

Infatti abbiamo ripercorso ancora una volta il racconto delle violenze nei confronti di Gesù, l’ostilità, i tradimenti, gli abbandoni.

Abbiamo ritrovato anche i segni della sua vita donata per amore, il suo sguardo misericordioso, la sua irriducibile fedeltà, la sua bontà.

Davvero possiamo dire che Gesù ha “passione” per noi, è “appassionato” di noi!

Credo tuttavia che sia possibile rileggere questi racconti in un’altra prospettiva, ugualmente interessante.
È possibile anche per noi appassionarci di Gesù?
Come?
A quali condizioni?

Accenno a possibili risposte.
Ci si appassiona a Gesù anzitutto se si sta con lui, dalla sua parte, senza tradirlo, e senza vergognarci di lui, senza trovare in lui motivo di “scandalo”, un ostacolo quasi alla nostra felicità.

La passione per Gesù richiede anche la disponibilità coraggiosa al rischio, a mettere la faccia per lui, a pagare un prezzo di fedeltà.
Senza Croce non c’è “passione”!
Ci si appassiona a Gesù se si impara a “fare memoria di lui”, in particolare dei suoi gesti di comunione e di misericordia.
È lo stile bello della vita cristiana che trova appunto nel rapporto con Cristo il suo segreto e la sua sorgente.

Per appassionarci di Gesù occorre infine fare esperienza della sua “passione” per noi, assaporare in profondità la sua affettuosa presenza nella nostra vita come possibilità di grazia, di riscatto, di esistenza rinnovata.

È quanto ci è dato di vivere in questi giorni di Pasqua.
Siano anche per noi autentici giorni di “passione”.

don Carlo