Contenuti

Solennità di tutti i Santi e dei Santi di casa nostra

 

Scheda settimanale n. 8  – Venerdì 1 novembre 2019

 

Perché ricordare i nostri defunti

Solennità di tutti i Santi
e dei Santi di casa nostra

di don Paolo Cortesi
La Chiesa viene chiamata dal Manzoni nella sua composizione poetica “La Pentecoste”: Madre de’ Santi. Effettivamente negli anni del pontificato di San Giovanni Paolo II abbiamo visto come questa definizione sia appropriata. Egli ha proclamato centinaia tra santi e beati: ciò sta a significare che la Chiesa è veramente madre feconda e che il Vangelo, se accolto nella sua radicalità, è la strada che conduce alla perfezione, alla santità. La Chiesa è gravida di santità e quindi di Santi.

La schiera innumerevole di Santi e la loro differente personalità, non solo per l’epoca in cui sono vissuti, ma anche per l’età, il carattere, la cultura, i differenti carismi, fanno nascere una domanda: che cosa li unisce tutti? La risposta è importante perché in essa troviamo la radice ultima della santità secondo il Vangelo; in altre parole troviamo che cosa significa essere santi e qual è la strada da percorrere anche per noi oggi.

Paolo nel capitolo ottavo della Lettera ai Romani, dal quale è tratto il brano odierno, descrive il disegno, il progetto di Dio sull’uomo. All’uomo Dio riserva una particolare chiamata: …tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli…

Che cosa accomuna personalità così differenti? Tutti sono stati chiamati: su tutti Dio ha posato il suo sguardo di amore e li ha chiamati per nome a uno a uno. Li ha chiamati proponendo e indicando loro un percorso che ha come traguardo, come meta, dice l’apostolo, il diventare conformi all’immagine del Figlio suo. In altri termini, Dio propone a tutti gli uomini chiamati a essere suoi figli di riprodurre in sé, nella vita l’immagine, cioè il volto, la vita del Figlio. La vita cristiana è vita che tende continuamente a conformarsi al Signore Gesù e in questo itinerario di conformazione sta la santità.

Nella Prima lettera di Pietro, ai versetti 1,14-16 ricorre questa stessa espressione. Anche Pietro parla ai chiamati e li esorta alla santità come meta del cammino: Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo. Ritroviamo le stesse parole usate da Pietro anche nell’Antico Testamento nel libro del Levitico pronunciate da Dio stesso che, attraverso Mosè, invita a imitare la propria santità: Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. E Giovanni nella sua Prima lettera, ai versetti 4,7-8 ci dice che la santità di Dio è la perfezione dell’amore, perché Dio è amore: Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

Comprendiamo allora come nel cammino di santità, dobbiamo sempre tenere lo sguardo fisso al modello cui siamo chiamati a conformarci. Siamo chiamati a guardare continuamente e intensamente a Cristo, non dobbiamo perciò mai distogliere lo sguardo dal Figlio che ci rivela l’amore del Padre. Papa Benedetto XVI, riprendendo una espressione della Lettera agli Ebrei, ha invitato a tenere fisso lo sguardo su Gesù: In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. La porta a compimento proprio rivelandoci che Dio è amore, donandosi nell’amore. Egli di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. La santità è racchiusa nel continuo impegno a vivere nell’amore e per amore. Impariamo a vivere così tenendo fisso lo sguardo su Gesù: nel momento dell’offerta di sé: ci farà capaci di donarci come Lui. Dio non ha chiamato unicamente coloro che ha elevato agli onori degli altari come per tutta modello per la Chiesa.

Domani, il 2 novembre, la Chiesa ci invita a ricordare tutti i fedeli defunti che a me piace chiamare i Santi di casa nostra, perché sono coloro che Dio ha chiamato a vivere accanto a noi, lasciandoci un esempio di fedeltà al Vangelo nella semplicità della vita quotidiana: sono i nostri genitori, amici, fratelli, parenti che il Signore ha già voluto presso di sé. Ricordarli non significa togliersi il pensiero facendo celebrare per loro una santa Messa anche se è importante unirli così al sacrificio di Cristo. Ricordarli ci aiuta soprattutto a portare dentro la nostra coscienza l’esempio di santità che ci hanno donato, la via che hanno percorso nelle semplici virtù umane e cristiane, e ci sprona ad imitare il loro comportamento nella faticosa quotidianità che li ha stretti a noi nei diversi anni nei differenti gradi di parentela o di amicizia. Anche i nostri cari defunti, i Santi di casa nostra, ci insegnano a modo loro la via per essere conformi a Cristo nella santità.

Essi, come Gesù, nella semplicità del vivere quotidiano hanno vissuto, come era loro possibile e secondo la loro vocazione le beatitudini evangeliche:
– come Lui sono stati poveri in spirito,
– come Lui hanno pianto,
– come Lui sono stati miti,
– come Lui hanno avuto fame e sete di giustizia,
– come Lui sono stati misericordiosi e puri di cuore, operatori di pace, perseguitati a causa della giustizia.
È Lui l’uomo delle beatitudini cui noi siamo chiamati ad assomigliare: I grandi Santi e i Santi di casa nostra ci hanno tracciato la via.