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Nel segno di Cana il cuore del mistero dell’Incarnazione

Scheda settimanale n. 16  – Domenica 19 gennaio 2020

 

 

“Qualsiasi cosa vi dica, fatela”

di don Paolo Cortesi

Stiamo vivendo il tempo che la Liturgia qualifica dopo l’Epifania. Un tempo che in qualche modo ci collega ancora al Natale, anche se i testi proposti non sono esplicitamente natalizi, eppure ci aiutano a ripercorrere le prime manifestazioni del Signore Gesù. Ci troviamo, infatti, alle prime battute del Vangelo di Giovanni: all’inizio del cap.II (Gv, 2,1-11) l’evangelista illustra il segno-miracolo dell’acqua mutata in vino durante il banchetto di nozze al quale era invitato Gesù con i discepoli ed era presente anche Maria la madre di Gesù. Giovanni fa notare che quello di Cana di Galilea fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù….

Mi sono chiesto perché Gesù abbia voluto aprire così il suo ministero pubblico. Altri miracoli sono raccontati lungo il vangelo di Giovanni e ben più importanti di un banchetto di nozze. Pensiamo, ad esempio, alla risurrezione di Lazzaro (cap.11); alla guarigione del cieco nato (cap.9); alla guarigione del paralitico alla piscina di Betzaetà (cap 5); alla moltiplicazione dei pani (cap.6). Eppur l’evangelista insiste dicendo al v. 11 che “Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù…” Giovanni non usa mai il termine miracolo, ma il temine “segno” e il segno ha bisogno di un lavoro di comprensione che conduca il lettore a ciò che sta oltre e che il segno intende esprimere. Il segno di Cana non è immediato, impegna dunque a riflettere per essere compreso, perché non siamo davanti alla semplice descrizione di un evento, pur importante, che riguarda però solo due sposi, ma ci è dato un racconto simbolico, fatto di gesti e di particolari importanti che vogliono comunicare molto di più di quan-to a una prima lettura possano trasmettere e che riguarda tutti i credenti.

Penso che la collocazione del racconto di Cana all’inizio del Vangelo non sia soltanto una questione cronologica: il primo, l’inizio dei segni, bensì teologica perché il segno di Cana rivela il cuore del mistero dell’Incarnazione: la vicinanza di Gesù alla vicenda personale di ogni uomo e donna e offre una luce per leggere e interpretare l’opera, l’intero ministero, tutta la vita di Gesù: dall’Incarnazione fino alla Pasqua, infatti, troviamo nel testo il tema dell’ora e della gloria che per Giovanni sono strettamente e inseparabilmente congiunti. La Pasqua è l’ora del compimento del ministero di Gesù con l’offerta di sé stesso sulla croce e per questo è anche l’ora della gloria di Gesù glorificato dal Padre per aver compiuto la Sua volontà.

E’ importante riflettere a questo scopo non tanto sull’acqua trasformata in vino, ma, sul momento, il contesto in cui esso avviene: durante un banchetto nuziale. Le nozze sono quella realtà umana nella quale la scrittura ha visto il simbolo dell’alleanza, dell’amore di Dio per Israele prima e poi il mistero dell’amore di Cristo per la chiesa. Le nozze e il banchetto nuziale rievocano la presenza del Messia. Gesù che ha questa consapevolezza di sé, ci vuole dire che i tempi messianici sono ormai giunti e sono significati dall’abbondanza del vino nuovo.

Dio, il Padre, è lo sposo che vuole al suo banchetto l’intera umanità. Il Padre desidera che ogni creatura umana divenga suo figlio e sieda a tavola con lui e con lui viva la comunione d’amore. Dio desidera unire a sé l’intera umanità in un’alleanza sponsale, divenendo così egli stesso lo sposo dell’umanità. L’amore di Dio per l’umanità e per ciascuno di noi ha la caratteristica dell’amore come Dio lo intende e lo vive: Amore totale, unico, fedele e fecondo. Gesù è il Messia, l’Inviato, il Consacrato che con la sua vita offerta e vissuta dello stesso amore del Padre rende possibile il compiersi del disegno di Dio.

E ciascun battezzato, nella propria e specifica vocazione, è chiamato a rendere attuale il disegno di Dio, accogliendo l’invito al banchetto sponsale che ci impegna non solo a fare nostro l’amore sponsale di Dio, ma anche a viverlo. In questa logica si comprendono le parole di Maria. La madre indica come partecipare a questa novità, come gustare il vino nuovo e partecipare al banchetto della nuova e definitiva alleanza. Maria sa come si giunge alla fede e come la si alimenta. Giovanni lo dice con parole che non danno spazio a fraintendimenti. La madre si rivolge ai servi dicendo: “Qualsiasi cosa vi dica fatela”. L’obbedienza alla parola del Vangelo conduce alla fede, la rende più matura, più profonda, più feconda per noi e per gli altri.