Mossi dall’amore

Siamo mossi dall’amore
di mons. Paolo Cortesi

scheda settimanale n. 14 – 9 dicembre 2018 – Avvento Parrocchia Diocesi la tazza di sant’Ambrogio

Le feste sant’ambrosiane quest’anno si svolgono in un clima particolarmente intenso dato da due eventi speciali: il primo ha segnato la Chiesa universale con la proclamazione della santità (avvenuta il 14 ottobre scorso) del Card. Montini, poi papa Paolo VI (Arcivescovo di Milano dal 1955 al 1963); il secondo evento ha coinvolto la nostra diocesi e, più da vicino, la parrocchia di sant’Ambrogio con la ricognizione, condotta con rigore scientifico, delle reliquie dei santi Ambrogio, Protaso e Gervaso, da essa custodite con diligenza e amore.

Gli eventi citati e la vicinanza della festa di Maria, venerata come l’Immacolata, mi hanno orientato ad accostare le figure di Ambrogio e di Maria mediante un testo di Ambrogio stesso: Il commento al vangelo di Luca, nella parte riguardante la Visitazione della vergine Maria alla cugina Elisabetta. Ambrogio definisce Maria typus Ecclesiae: Maria è immagine della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, al capitolo VIII, n. 63, richiama esplicitamente il nostro santo: la madre di Dio è la figura (typus) della Chiesa, come già insegnava sant’Ambrogio, nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo.

Attingendo certamente anche al pensiero ambrosiano, Montini, Arcivescovo di Milano, in vari interventi farà propria l’affermazione di Ambrogio. Nell’analisi dell’indice analitico dell’edizione critica in tre volumi dei suoi Discorsi e scritti milanesi, è emerso che l’Arcivescovo più volte si è ispirato ad Ambrogio per illustrare Maria, immagine e modello della Chiesa e, in particolare una prima volta a Treviglio, nel 1959, l’Arcivescovo collega la riscoperta di questa tematica al rinnovarsi degli studi mariologici: «Gli ultimi studi delle università teologiche vanno guardando al pensiero che il nostro sant’Ambrogio forse per primo lanciò alla meditazione cristiana: di vedere il parallelo che passa fra la Chiesa e Maria. Sant’Ambrogio dice typus Ecclesiae Maria – Maria è immagine della Chiesa – realizza in se stessa quasi in sintesi tutto quello che sarà la Chiesa, il corpo di Cristo mistico durante la storia». Poi nell’omelia a Santa Maria dei Miracoli (1960) l’espressione di Ambrogio diventa: «La Madonna specchio della Chiesa». Infine nel 1962, concludendo la visita pastorale a Fenegrò, Montini completa il suo pensiero: «Sant’Ambrogio, il nostro grande santo, il patriarca della nostra Diocesi, è stato forse il primo fra i santi – sedici secoli fa – a trovare e a spiegare la relazione che passa tra la Chiesa e Maria. Io ora non vi sto ad illustrare i suoi pensieri, le sue parole, vi basti sapere che sant’Ambrogio voleva che i suoi fedeli vedessero nella Chiesa l’immagine di Maria, e diceva: Come la Madonna ha generato Gesù, così la Chiesa genera i cristiani. La Madonna è la Madre di Cristo, la Chiesa è la Madre nostra»; Montini prosegue: «Potremmo anche sviluppare di più, sempre con le parole di sant’Ambrogio, questo concetto, e vedere come in Maria ci sia già la Chiesa, cioè pienezza dell’umanità che genera Cristo, che produce Cristo nel mondo». Questi pensieri, offerti a mo’ di introduzione, spero abbiano suscitato in voi il desiderio di accostare direttamente il testo di Ambrogio almeno nella parte che si riferisce alla visita della Vergine alla cugina Elisabetta che riporto di seguito.

La visitazione di Maria, dal Commento a san Luca di sant’Ambrogio, vescovo (2, 19. 22-23. 26-27; CCL 14, 39-42)

«L’angelo, che annunziava il mistero, volle garantirne la veridicità con una prova e annunziò alla vergine Maria la maternità di una donna vecchia e sterile, per dimostrare così che a Dio è possibile tutto ciò che vuole. Appena Maria ebbe udito ciò, si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell’annunzio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l’alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze. Subito si fanno sentire i benefici della venuta di Maria e della presenza del Signore. Infatti appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, esultò il bambino nel seno di lei, ed ella fu ricolma di Spirito Santo (cfr. Lc 1, 41). Si deve fare attenzione alla scelta delle singole parole e al loro significato. Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì per primo la grazia; essa udì secondo l’ordine della natura, egli esultò in virtù del mistero; essa sentì l’arrivo di Maria, egli del Signore; la donna l’arrivo della donna, il bambino l’arrivo del bambino. Esse parlano delle grazie ricevute, esse nel seno delle loro madri realizzano la grazia e il mistero della misericordia a profitto delle madri stesse: e queste per un duplice miracolo profetizzano sotto l’ispirazione dei figli che portano. Del figlio si dice che esultò, della madre che fu ricolma di Spirito Santo. Non fu prima la madre a essere ricolma dello Spirito, ma fu il figlio, ripieno di Spirito Santo, a ricolmare anche la madre. Esultò Giovanni, esultò anche lo spirito di Maria. Ma mentre di Elisabetta si dice che fu ricolma di Spirito Santo allorché Giovanni esultò, di Maria, che già era ricolma di Spirito Santo, si dice che allora il suo spirito esultò. Colui che è incomprensibile operava in modo incomprensibile nella madre. L’una, Elisabetta, fu ripiena di Spirito Santo dopo la concezione, Maria invece prima della concezione. Beata – disse – tu che hai creduto (cfr. Lc 1, 45). Ma beati anche voi che avete udito e creduto: ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e riconosce le sue opere. Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la castità con intemerato pudore. Ogni anima che potrà mantenersi così, magnifica il Signore, come magnificò il Signore l’anima di Maria, e il suo spirito esultò in Dio salvatore. Come avete potuto leggere anche altrove: Magnificate il Signore con me (cfr. Sal 33, 4), il Signore è magnificato non perché la parola umana possa aggiungere qualcosa alla grandezza del Signore, ma perché egli viene magnificato in noi. Cristo è l’immagine di Dio: perciò l’anima che compie opere giuste e pie magnifica l’immagine di Dio a somiglianza della quale è stata creata, e mentre la magnifica, partecipa in certo modo alla sua grandezza e si eleva».


Riprendendo il dialogo, avvenuto a Roma il 13 ottobre scorso, tra papa Francesco e i seminaristi lombardi in occasione della Canonizzazione di Paolo VI, accolti per una conversazione nella Sala Clementina, un seminarista della diocesi di Brescia ha chiesto al Papa come poter superare le difficoltà nel mettere in pratica i suoi frequenti inviti a essere Chiesa in uscita. Penso che il Papa, prendendo spunto da questi testi di Ambrogio riletti dall’arcivescovo Montini, avrebbe potuto rispondere con queste parole o simili: che Maria é typus Ecclesiae in uscita: immagine della Chiesa in uscita, in quanto si mette in cammino non per fare una passeggiata, ma per andare incontro ad una persona anziana nel bisogno, in uscita per farsi prossimo a chi è nel bisogno e lo fa (sottolinea il testo di Luca) in fretta… Maria si muove in fretta ed è proprio questa fretta, segno della percezione di qualcosa di necessario e prezioso da svolgere che è indice della sua carità, che la porta dove c’è un bisogno senza indugiare: infatti sant’Ambrogio nel suo commento afferma: «nescit molimina gratia Spiritus Sancti» («la grazia dello Spirito Santo non ammette ritardi o indugi»). Quando si è presi dall’amore, dice san Francesco di Sales, l’amore mette le ali ai piedi, l’amore fa correre.

Chiediamo a sant’Ambrogio in queste feste, a lui dedicate, che ci renda come Maria, Chiesa in uscita, perché mossi dall’amore.