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Impariamo a pregare

Scheda settimanale n. 11  – Domenica 24 novembre 2019

 

Dalla pastorale dell’Arcivescovo

Impariamo a pregare

 

di mons. Biagio Pizzi
Nella lettera per l’Avvento l’Arcivescovo scrive: ”Il tempo dì Avvento è un tempo propizio per imparare a pregare”. Per molti la preghiera si riduce alla partecipazione domenicale alla S. Messa. E’ importante perché l’Eucaristia è un evento unico di offerta totale a Dio di Gesù Cristo, e di noi con Lui, per la salvezza del mondo. Ma la massa dei battezzati, salvo qualche iniziato, non sa cosa va a fare a Messa. E’ doveroso, allora, imparare a pregare e a vivere la Messa con una conoscenza profonda, con una fede viva e con ima partecipazione attiva. La S. Messa non si ascolta. Si ascolta una conferenza o un concerto. Ma per la Messa non basta ascoltare. Neppure si assiste alla S.Messa. Si assiste ad uno spettacolo, a un film. Ma per la S. Messa non basta assistere: ascoltare e assistere, infatti, dicono presenza passiva e non partecipazione personale e attiva.

In ogni cosa che facciamo, i gesti esteriori devono essere espressione dei nostri sentimenti interiori. Dobbiamo partecipare alla S.Messa consapevoli di essere membri di un popolo santo, riscattato dal Sangue di Cristo, di essere membri della grande famiglia dei figli Dio, e col desiderio di glorificare il Padre comune, con tutto il nostro essere, insieme con i nostri fratelli, così che la voce, la parola, la posizione del corpo, l’abito stesso festivo, esprimano la gioia di glorificare Dio. Siamo tutti sollecitati, nel corso della Messa, a unire la propria voce a quella dei fratelli nella recitazione e nel canto.

Si ha, invece, l’impressione che molti si ritengano dispensati dal recitare e cantare insieme agli altri. S. Agostino diceva che “cantare amantis est”: il canto è proprio di chi ama e cantare è pregare due volte. E Pio XII, ispirandosi a S. Ambrogio affermava: “ Siano le loro voci come il fragore dei flutti del mare”. Cantando insieme ci si unisce. L’unità dell’assemblea sì esprime, poi,con la posizione comune: in piedi, in ginocchio, seduti. Prendere una posizione comune vuol dire vincere l’individualismo e inserirsi nella famiglia dei figli di Dio. E’ anche importante essere puntuali. L’arrivo in chiesa con qualche minuto di anticipo consente di creare una maggiore disponibilità interiore alla celebrazione. Esaminiamoci, allora, su come ci comportiamo nei singoli momenti della Messa.

1. L’assemblea si compone. Tutto converge verso l’Altare. La Messa comincia con un canto, con il saluto del Sacerdote e con un rito penitenziale. C’è un invito al silenzio per riconoscere i propri peccati. Valorizziamo questo invito e uniamoci alla corale richiesta di perdono.

2. L’assemblea ascolta. Dopo l’inno del gloria e l’orazione viene proclamata la Parola di Dìo dall’ambone. Al termine della prima lettura, l’assemblea risponde vivacemente alla Parola di Dio con il canto e la meditazione del salmo responsoriale. Proclamato il Vangelo, il Sacerdote nella omelìa parla del Signore, perché tutti accolgano nella loro vita la sua legge e il suo amore per testimoniarli a tutti con coerenza e coraggio.

3. L’assemblea prega in fraternità. Alla preghiera dei fedeli ognuno implora aiuto e grazie per tutti e tutti pregano per ciascuno. Il gesto rituale dello scambio della pace, prima di presentare i doni all’altare e di offrire, poi, se stessi con Cristo al Padre, va riscattato dalla abitudine e dalla superficialità.

4. L’assemblea offre. Vengono portati all’altare il pane e il vino e vengono raccolte offerte in denaro. Il sacrificio che viene celebrato è compartecipato dal nostro contributo. E’ un atto di solidarietà per le spese del culto e delle iniziative di carità.

5. L’assemblea professa la fede. La recita del Credo, proclamato in forma ordinata e con calma, ci prepara all’incontro col Si gnore crocifisso, risorto , presente e offerto nell’Eucaristia.

6. L’assemblea celebra il Sacrificio. Il Sacerdote proclama il prefazio e la solenne preghiera eucaristica, rinnovando i gesti e le parole di Gesù dell’ultima cena. Tutti, con partecipazione della mente e del cuore, interveniamo con le risposte al dialogo del prefazio, con il canto del Santo e con la acclamazione dell’”Amen”. Affermiamo, così, con forza la certezza che Cristo, crocifisso e risorto, è presente e fa di tutti noi il suo Corpo: al Padre offriamo Gesù e noi con Lui.

7. L’assemblea riceve il pane spezzato: ci richiama ad essere disposti alla condivisione. Dopo aver pregato il “ Padre nostro”, siamo invitati alla mensa del Signore. In grazia, (confessati se consapevoli di peccati gravi) e sinceramente pentiti, andiamo a ricevere il Signore, inserendoci in una processione, che dice il cammino verso la pienezza del banchetto della vita eterna. Accogliendo il corpo di Cristo, rispondiamo “ Amen”, che significa : credo che è proprio il corpo di Cristo. Poi nel silenzio orante o col canto di ringraziamento, rinnoviamo la gratitudine e il nostro stupore per il dono immenso celebrato e ricevuto.

8. L’assembea riceve la benedizione e la Messa deve continuare nella vita quotidiana con il coraggio e la coerenza cristiana. La benedizione conclusiva scende su questi propositi e assicura l’accompagnamento di Dio in Gesù risorto, ascoltato e accolto. il Signore Gesù è la pace per noi. E noi saremo la sua pace per tutti.