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Il pericolo del Vangelo al contrario

Omelia dell’Arcivescovo alla comunità
di S. Ambrogio domenica 13 0ttobre

Il pericolo del Vangelo al contrario

1. Il pericolo della stoltezza
Mentre nel vangelo si elogia il mercante avveduto, si può incontrare nella vita anche il mercante stolto.
Il mercante stolto aveva una perla di grande valore, era meravigliosa, un vero prodigio. Venivano anche da lontano per ammirarla. Gli esperti ragionavano su quanto potesse valere la perla di grande valore e ad ogni incontro il valore cresceva. Un giorno venne un cercatore di perle e propose al mercante stolto un cambio: ti mi dai la perla di grande valore e io ti do cento e cento perle. Avrai una casa piena di perle. Il mercante stolto apprezzò la proposta e lo scambio si fece. Il mercante si immaginava di aver concluso un affare vantaggioso, ma era un mercante stolto. Nessuno più venne a fargli visita tanto che adesso non si sa più neppure dove abiti il mercante stolto.
Così siamo forse anche noi. Invece di conservare il grande valore, cioè il Regno di Dio, che ci rende una presenza importante per dare speranza al mondo, per aprire la via verso la vita di Dio, scambiamo il nostro tesoro con molte cose da niente, con molti divertimenti precari, con molte curiosità e distrazioni insignificanti. Il mercante stolto è diventato una presenza insignificante; i cristiani stolti sono come il sale che ha perso sapore, non interessano più a nessuno.
2. La tentazione della paura
Il Vangelo presenta come un modello l’uomo che vende tutto per comprare il campo del grande tesoro, ma ci sono anche quelli che per paura fanno il contrario.
L’uomo della paura è quello che possiede un grande tesoro. Ma ha paura. Ha paura che i poveri, se vengono a sapere del tesoro, gli chiedano un aiuto: diventano fastidiosi, hanno pretese e si aspettano chissà che.
Ha paura che gli amici, se vengono a sapere del tesoro, si facciano avanti per proporre di mettere a frutto il tesoro facendo questo e quello e disturbino la sua tranquillità. Ha paura che i suoi operai, se vengono a sapere del tesoro, chiedano uno stipendio più alto e si presentino come se rivendicassero quanto gli spetta. Ha paura che i ladri, se vengono a sapere del tesoro, tendano insidie e assaltino la casa per portarsi via il tesoro.
Allora che cosa fa l’uomo della paura? Va in fondo al proprio campo, scava una buca profonda e vi nasconde il tesoro. Se ne torna però a casa e intristisce nella sua paura. Chi sa quante cose si sarebbero potute fare! Ma con quanti rischi! Con quanti fastidi!
Così siamo forse anche noi. Abbiamo talenti da spendere. La paura dei fastidi, la paura delle fatiche, la paura di esporci per dare inizio a una storia piena di gioia convince a nascondere il grande tesoro e a non pensarci più.
3. L’insidia della confusione
Il Vangelo elogia i pescatori che nella pesca abbondante scelgono i pesci buoni e buttano via i cattivi, ma ci sono anche i pescatori confusi.
I pescatori confusi sono quelli che lavorano sodo, che pescano molto. Tuttavia sono confusi e non sanno distinguere i pesci buoni da quelli cattivi, perciò mettono tutto insieme e portano tutto al mercato. I clienti che passano tra le bancarelle, se appena ci capiscono qualche cosa del pesce fresco, girano alla largo dalla bancarella dei pescatori confusi. Sanno infatti che sono mescolati i pesci buoni e quelli cattivi. E così il frutto di tutta la notte di pesca rimane sulla bancarella e nessuno lo compra.
Così forse siamo anche noi. Non ci decidiamo a distinguere il bene dal male, a fare chiarezza nella nostra vita, a chiamare per nome i nostri peccati e a riconoscere con semplicità le nostre qualità. Siamo confusi, vogliamo tenere insieme il bene e il male, essere un po’ di Dio e un po’ del mondo, ascoltare la parola di Gesù e ascoltare anche le seduzioni del tentatore. Il fatto è che nella confusione non si sa che cosa fare e non sappiamo dove andare. Finiamo per non andare da nessuna parte.
Insomma la pagina del Vangelo è istruttiva anche se letta a rovescio.
Insegna che siamo chiamati a custodire con saggezza il grande valore del Regno: cerchiamo di non svenderlo per cose da nulla, come il mercante stolto.
Insegna che abbiamo il grande tesoro: è la vocazione a mettere a frutto i nostri talenti, le nostre risorse per il bene di tutti: abbiamo bisogno di coraggio; cerchiamo di non essere paralizzati dalle paure.
Insegna che la pesca è stata abbondante: perché la nostra fatica porti frutto dobbiamo imparare la scelta giusta che vince la confusione, imparare a distinguere il bene dal male, a scegliere il bene e a buttare via il male.
Arcivescovo Mario