Guardare e vedere: non è solo questione di diottrie

Quarta domenica di Quaresima – 31 marzo 2019 – scheda settimanale

Guardare e vedere: non è solo una questione di diottrie
di don Antonio Paganini

A ben considerare lepisodio evangelico di questa quarta domenica di quaresima, che ci propone unintensa pagina giovannea, non è solo il racconto di una guarigione fisica. Epiuttosto lo svolgersi di un dramma, dove si contrappongono il buio e la luce e si indica anche il prezzo che il credentecolui che accoglie la luce, colui che consegue con la fede la luce spiritualedeve saper pagare. Levangelista Giovanni narra il prodigio in appena due versetti, mentre il racconto delle premesse e delle conseguenze è decisamente più ampio. Le discussioni che il miracolo suscita, le diverse interpretazioni, le reazioni delle autorità religiose, della famiglia e infine il dono della fede.

Di fronte allaccaduto, diverso è latteggiamento del povero cieco da quello dei farisei. Il ciecoche trascorreva la sua esistenza come mendicantesi fida di Gesù e con umiltà e semplicità di cuore si lascia mettere sugli occhi spenti un podi fango ed esegue linvito ad andare alla fontana di Siloe a lavarsi. Riconoscerà con semplice coraggio, senza tanti ragionamenti, quello che gli è accaduto: “io so che ero cieco, ho incontrato quelluomo, mi sono fidato di lui e sono guarito”. Invece i farisei, chiusi nella loro orgogliosa presunzione divedere”, di sapere tutto, per tre volte insistono: “noi sappiamo, noi conosciamo, noi vediamo”. Non vogliono ammettere levento straordinario, chiudono gli occhi davanti allevidenza dei fatti e alla novità che appare nella persona di Gesù. Così, per paura di perdere potere, oppongono caparbio rigetto e peccano contro la luce, restando nel buio. Luomo ha la terribile libertà di chiudersi in se stesso e di resistere alla verità.

Vera e propria chiusura alla luce, quella dei farisei, che diventa persino aggressiva, giungendo allespulsione del cieco guarito dalla sinagoga, alla sua scomunica: “lo cacciarono fuori”.

Colui che invece mendicava cieco ai margini delle strade, non vuole andare a nessun costo contro la sua coscienza, contro la sua esperienza di luce. Per questo si ritrova solo. Ma lisolamento è colmato dalla presenza di Cristo che, dopo il dono della vista fisica, offre anche lincomparabile dono della fede, con la rivelazione della sua idendità: “io sono il Messia”. “credo, Signore”, risponde luomo. Lonestà intellettuale e la disponibilità del cuore ad accogliere comunque la verità, sono la premessa e la condizione per poter ricevere il dono della fede.

Il racconto di questo dramma, la storia di questo cieco guarito da Gesù e scomunicato dalle autorità religiose, ci ricorda che la verità, la libertà, la disponibilità del cuore hanno un prezzo che spesso si traduce in solitudine, emarginazione e non raramente in persecuzione. Parrebbe incredibile che anche nelle società che hanno portato sul podio la libertà, la fede debba pagare un prezzo. Eppure accade non di rado che, mentre la luce risplende, si scatenino contro di essa venti violenti poderosi: indifferenza, ironia, accuse di oscurantismoTutto già previsto: Gesù è venuto ad aprire gli occhi ai ciechi, a quelli che si riconoscono tali, cioè bisognosi di guarigione. Ma per coloro che sono ciechi e presumono di vedere, egli non può fare nulla.