Gesù ascende al cielo… ma è presente

Domenica dell’Ascensione del Signore – scheda settimanale n. 36 – 2 giugno 2019

La benedizione del Signore
di don Umberto Oltolini

La festa dell’Ascensione al cielo di Gesù, che la liturgia della Chiesa ci invita a celebrare, è certamente fra le solennità più importanti del mistero della nostra salvezza, tant’è che nelle Sacre Scritture se ne parla ampliamente. Essa si presenta come un’epifania gloriosa di Cristo Risorto che solo Luca pone alla fine del suo Vangelo e in apertura della sua seconda opera, gli Atti degli Apostoli.

E prendo spunto dall’ultima immagine che Luca ci regala di Gesù (24, 36-53): quella delle su mani alzate a benedire: “Alzate le mani – dice l’evangelista – li benediceva. E mentre li benediceva, veniva portato su, in cielo”.

E’ un gesto semplice ma profondo che raggiunge ciascuno di noi e che si estende sulla storia intera, su ogni persona, toccata dal male e dal peccato, e che ci assicura che la vita è più forte delle sue ferite.

Nella Bibbia la benedizione indica sempre una forza vitale, un’energia che scende dall’alto e che entrando nell’uomo produce vita, speranza, futuro. Come non ricordare la prima di tutte le benedizioni: Dio li benedisse dicendo: “Crescete e moltiplicatevi”.

La benedizione è questa forza più grande di noi che ci avvolge; una sorgente che non viene mai meno, a cui possiamo attingere, anche nel momento della fatica e della prova.

Ed è consolante sapere che nel momento in cui Gesù torna al Padre ci lascia la sua benedizione. Gesù non pronunzia un giudizio. Non lancia una condanna. Non esprime un lamento. Ma dice una parola bella sul mondo, una parola di enorme speranza, di grande fiducia. Si, perché il Signore sa che nell’uomo, in ogni uomo e sulla terra, c’è tanto bene.

“Di questo voi sarete testimoni: il Cristo doveva patire e risuscitare; nel suo nome annunciate a tutti la conversione e il perdono”. Sono le ultime parole di Gesù, con tre cose essenziali:

1. ricordare la croce e la Pasqua di Gesù. Fare memoria della croce è prende coscienza che l’abbraccio del crocifisso, che non può più annullarsi, ci raggiunge tutti e ci trascina in alto con lui; fare memoria della Pasqua è ricordare che i massi posti all’imboccatura di quel sepolcro sono stati rotolati via dalla forza dirompente della vita risorta;

2. annunciare la conversione. La conversione non è un comando, ma un’offerta; non un dovere ma un’opportunità; convertirsi è nascere di nuovo, quasi a ricordarci che seguendo Gesù la vita è più bella, più luminosa e le persone diventano più buone;

3. proclamare il perdono. Il perdono del Padre è quella forza che ci incoraggia a ripartire, che apre futuro, speranza, che fa salpare la nostra vita come una nave che si era arenata.

Nella sua Ascensione al cielo, Gesù non è salito verso l’alto, è andato oltre e nel profondo. Non al di là delle nubi, ma al di là delle forme. Siede alla destra di ciascuno di noi, è nel profondo del creato, nella bellezza delle sue creature, nella luce dell’alba, nell’abbraccio di chi si vuole bene e si ama, nel fratello che incontriamo che ha fame o sete, che è malato o straniero. In tutte queste occasioni il Signore di nuovo si fa presente.