E’ la nostra città, è la tua città

Guardati in giro, è la tua città
Dalla nostra città… al cielo
di don Luca Melchioretto

n. 15 scheda settimanale orario celebrazioni natalizie e feste avvisi concerto di Natale

“Take a good look around, this is your hometown (dai una bella occhiata intorno, questa è la tua città)”. Prendo in prestito le nostalgiche parole di questa ballata rock di Bruce Springsteen, per lasciare un pensiero natalizio, nonostante la fatica di tenere insieme i tanti pezzi di un vissuto segnato da impegni e scadenze quotidiane, che spesso rischiano di essere l’espressione di una frammentazione. Poi riascolti quest’ultima strofa di My Hometown, che ha la capacità evocativa di riconsegnare immagini di tenerezza, vicinanza e speranza.

Questa ballata racconta l’innocenza dell’infanzia, gli entusiasmi della gioventù ormai persi a causa di un mondo segnato da asettiche logiche economiche e ingannevoli bisogni consumistici. Il bambino diventato adulto e padre, davanti alla scelta di arrendersi e lasciare tutto, sceglie, in una notte silenziosa e vuota come tante, di prendere suo figlio e di metterlo sulle sue ginocchia davanti al volante, per portarlo in giro per la sua città. In questo viaggio il padre non consegna parole di rancore o disilluse ma gli sussurra: “…dai una bella occhiata intorno, questa è l

a tua città… questa è la mia città…”.

Immagino un Dio Padre che racconta al Figlio i desideri, la gioia e gli entusiasmi nell’aver pensato e creato un mondo dove porre l’uomo e la donna, quanto di più bello e buono avesse immaginato e per i quali vale la pena spendere una vita intera. Purtroppo la smemoratezza di questa umanità, ha svuotato il mondo dei suoi doni, ma il Padre crede ancora nel suo mondo e con coraggiosa sfrontatezza invita il Figlio amato, il prediletto, ad avere uno sguardo buono per questa città e di consegnarsi nuovamente come dono.

Anche quest’anno Dio Padre mi prende sulle sue ginocchia e mi porta in giro per le strade della città, che spesso ha sostituito la profondità dell’Incarnazione con la superficialità di parole neutre e inconsistenti, o l’intensa luminosità della Verità con le fredde luci a intermittenza, per sussurrarmi di avere uno sguardo buono sulla città. Parole che nuovamente accompagnano questo Natale e mi aiutano a non rifugiarmi in facili e scontati giudizi e pregiudizi, parole che mi provocano e chiedono di avere uno sguardo buono (misericordioso), parole che mi riconsegnano la verità di un annuncio e di un mistero e non mi fanno smarrire il sogno di Dio.

Sicuramente questa immagine malinconica di un padre e un figlio non ha la stessa forte imponenza di una colonna di fuoco che guida un popolo nel deserto, ma ha tutta la tenera forza evocativa

 di un Dio Padre che accompagna e guida l’umanità, di un Dio Padre che non ha mai smesso di trovare modi nuovi e inaspettati per rivelarsi all’umanità e chiedergli di condividere il suo sogno.

Rileggendo queste parole mi accorgo che è come stare di fronte a un taglio di Fontana, manca di tutta la spettacolare narrazione del Perugino o del Veronese nel descrivere L’adorazione dei Magi, ma quando ti perdi dentro i tagli di Fontana non puoi non percepire la forza del gesto di squarciare una tela. La forza di una trascendenza che non può restare separata dall’immanenza, di un Dio che ha squarciato i cieli per abitare in mezzo a noi. Un taglio/apertura che non si potrà più ricucire, un apertura tra cielo e terra, come la scala di Giacobbe poggiata sulla terra ma che è capace di raggiungere il cielo.

(per ascoltare My Hometown)