Contenuti

Domenica della divina clemenza

Scheda settimanale n.20 – Domenica 16 febbraio

  

 

Chi di noi è senza peccato…

di padre Robert Popa

Il peccato è l’esperienza che accomuna ciascuno di noi sulla faccia della terra, e potremmo dire, oltre qualsiasi forma vocazionale, particolare o non; sicuramente, non abbiamo una medicina, o meglio ancora – visti i tempi – un vaccino che ci permetta di star al di fuori di tale esperienza. Come ben sappiamo anche il popolo eletto ha sperimentato diverse volte e in varie forme l’allontanamento da Dio, a livello comunitario e a livello personale…

Ma potremmo chiederci, e in maniera automatica, questo buon Dio come può raccogliere chi si è allontanato da Lui, chi lo ha tradito, chi ha messo in atto empietà…? Come? E soprattutto perché? La risposta, anche se per un certo verso, visto che parliamo di Dio, banale, la troviamo nelle prime due letture odierne (profeta Baruc e la Lettera ai Romani): per il Suo amore.

Il brano evangelico di Giovanni ci mostra in maniera sublime un caso attraverso il quale possiamo meditare sulla divina clemenza. Il vangelo ci racconta di un tranello teso a Gesù da parte degli scribi e farisei: questi, con la scusa di conoscere il Suo parere riguardo una donna che aveva commesso adulterio, lo mettono in una situazione scomoda, dovendo scegliere tra il rispetto della legge e la misericordia, che Egli predicava. Infatti se Gesù avesse seguito la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, avrebbe perso la sua fama di mitezza, e se invece avesse voluto essere misericordioso, avrebbe dovuto andare contro la legge, che Egli stesso aveva detto di non voler abolire ma compiere.

Vorrei, semplicemente, sottolineare l’atteggiamento di Gesù al sentire questa provocazione… Riflette, non risponde; tace e compie un gesto abbastanza misterioso: “Si chinò e si mise a scrivere con il dito in terra”. Sappiamo che nel Vangelo si dice una sola volta che Gesù abbia scritto, ed è questo. In questa occasione, scrivendo sulla terra, Gesù rivela i peccati delle persone presenti, ma ancor di più, forse scrive sui loro cuori di pietra trasformandoli in cuori di carne.

Certamente sono pensieri spirituali, sono supposizioni, ma, come si osserva dalla lettura del brano, nessuno ha avuto il coraggio di dichiararsi pubblicamente senza alcun peccato. Certo è che Gesù invita in questo modo tutti, compresi noi (!), alla calma, a non agire con impulsività (ovviamente quando un fratello o una sorella sbagliano), ma di cercare la giustizia di Dio.

Potrebbe sorprenderci, ancora una volta, la risposta di Gesù data a quegli scribi e ai farisei alla domanda: “Tu che ne dici?”. È una risposta che spiazza tutti: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Sono parole che disarmano gli accusatori nel vero senso della parola; tutti depongono le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle invisibili contro Gesù. Gli uomini della legge, gli accusatori, se ne vanno uno dopo l’altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, forse i più consapevoli di non essere senza peccato.

Possiamo, dunque, chiederci, quanto coraggio abbiamo per lasciare cadere a terra le pietre che sono pronte ad essere scagliate contro qualcuno e pensare un solo momento ai nostri peccati? A un certo momento rimangono lì la donna e Gesù, la peccatrice e la Misericordia, una di fronte all’altra, e questo quante volte accade anche a noi nel momento nel quale ci fermiamo al confessionale con una certa vergogna, per mostrare le nostre infedeltà e chiedere perdono.

La donna viene interrogata da Gesù, con lo sguardo pieno di misericordia: “Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?”. Parole che intendono far sentire a quella donna che ha una dignità, che lei non è il suo peccato e che può uscire dalle sue “schiavitù” e, soprattutto, camminare su una strada tutta nuova. Possiamo chiederci: ma noi su quale “strada” camminiamo? Con quali sentimenti recitiamo: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori… ?