Dio inizia la sua vita di uomo sulla terra

Scheda settimanale n. 16 – Sesta domenica di Avvento – 22 dicembre 2018 – orario SS. Messe durante le feste natalizie

Tu ci sei davvero necessario

di mons. Carlo Faccendini, Abate di sant’Ambrogio

Così canta un inno cristiano del IV secolo: “Mentre la notte fonda/buia e tranquilla/ avvolgeva con il suo silenzio valli e colline/ il figlio di Dio nacque da una vergine/e obbediente alla volontà del padre/iniziò la sua vita di uomo sulla terra.”
Mi sembra espressa qui in sintesi la bellezza e la profondità del mistero del Natale… Si canta di Gesù che inizia la sua “vita di uomo sulla terra” in un conteso di discrezione, di incantato silenzio e di nascondimento. Si dice che questo uomo è il figlio di Dio nato da una Vergine e che, sottolineatura straordinaria, si è fatto uomo per obbedienza al Padre. Davvero il mistero del Natale racconta di Dio anzitutto… , di Dio che si manifesta in un bambino, povero, figlio di gente povera. E’ quindi un invito a riconoscerne la gloria e la grandezza non nel clamore e nella potenza, ma nella fragilità e nella umiltà…E’ un invito a riconoscerlo presente nella storia e nella vita quotidiana di ognuno, soprattutto nelle sue pieghe più oscure e drammatiche; e insieme invito ad attenderlo alla fine della storia, come suo punto di arrivo e supremo compimento. E’ un mistero che interpella gli uomini… A loro il natale di Gesù dice di stare in mezzo agli altri considerandoli fratelli, con la modalità e lo stile stesso di Gesù, con la sua umanità, il suo desiderio di servire, di ascoltare e di guarire…, la sua generosa disponibilità. Agli uomini, a tutti gli uomini, il natale di Gesù dice che la fede, quando è autentica, si rivela soprattutto e anzitutto nei segni di una bella umanità, per cui non è davvero mai credibile una fede manifestata, se non addirittura ostentata, da una cattiva qualità dell’umano. Forse, tra le feste cristiane, il Natale è quella più fraintesa, tradita, svuotata del suo significato più vero. Forse, proprio per questo, ne abbiamo tutti una profonda nostalgia. E allora:” Vieni buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo: perché tu ci sei davvero necessario”. (Bertold Brecht)

Siamo fatti di luce
 (dall’omelia nella Notte di Natale, 2017)
di Mons. Mario Delpini, arcivescovo


Mi hanno detto che la mia città si smarrisce nelle tenebre. Mi hanno detto che in città hanno acceso tante luminarie come un artificio per farci coraggio, come per dire: non pensate alle tenebre che avvolgono il mondo, non lasciatevi spaventare dall’incombere della minaccia oscura, dell’abisso spaventoso che sprofonda nel nulla, non datevi pensiero della nera signora che abita la notte, del suo nome innominabile e terrificante: accendete luci, suonate musiche, celebrate feste! Mi hanno detto che la gente della mia città preferisce le tenebre alla luce: è insidiata dalla paura che venga alla luce ciò di cui si vergogna, teme che si scopra il lato di sé che vuole nascondere, è oppressa da sensi di colpa, da complessi di inadeguatezza, dal soffrire come una umiliazione la propria fragilità. Mi hanno detto che la mia città preferisce le tenebre alla luce, preferisce la maschera alla verità, preferisce l’apparenza artificiosa alla semplicità, preferisce narrare storie di progressi infiniti. Perciò forse sta scritto: veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo … eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Io però non mi rassegno, noi non ci rassegniamo a preferire le tenebre: siamo convocati per celebrare il mistero dell’irrompere della luce e accogliamo Gesù e nella sua luce vediamo la luce. E l’irradiarsi della sua luce, il diffondersi della sua gloria manifesta che le paure della mia gente non sono fondate, che la verità più profonda di noi stessi non è la desolazione per il male commesso, la vergogna per la parte di noi stessi che non ci piace. La verità più profonda è luminosa, è gloriosa: il mondo è stato fatto per mezzo di lui. Siamo fatti di luce, siamo fatti a immagine del Verbo pieno di grazia e di verità. Siamo autorizzati ad avere stima di noi stessi: abbiamo contemplato la sua gloria, gloria del figlio unigenito … a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Ma come posso io percorrere la città per chiamare ciascuno alla luce? Per dire a ciascuno la parola rassicurante: “fratello! sorella!”, se non andiamo, noi, tutti insieme, per le strade della città con la nostra piccola luce ad annunciare e raccontare dell’incontro con Gesù che proprio adesso stiamo celebrando e che in questa notte ci ha tutti avvolti di luce? Venite, camminiamo nella luce del Signore!