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Cosa vuol dirci il Signore con la croce che ci ha mandato

22 marzo, IV domenica di Quaresima 2020

Le croci migliori sono le più pesanti, quelle che più ripugnano

di don Paolo Cortesi

Da quando la situazione venutasi a creare a motivo del coronavirus che così intensamente si è avvicinato a noi, ai luoghi della nostra consuetudine di vita sconvolgendoli e creando affanno e paura, più volte mi sono chiesto che cosa ha voluto dire il Signore all’uomo d’oggi e in particolare ai credenti, alla sua Chiesa con tale faticosa congiuntura.

Riflettendo mi è tornato alla mente un breve scritto di san Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra, che può aiutarci ad interpretare il momento attuale. Si tratta di un biglietto inviato alla sua figlia spirituale la Madre Chanthal tra il 1604 e il 1609, e che conserva tutto il suo valore spirituale anche per l’oggi poiché anche noi preti, in genere, parliamo poco volentieri della croce.

Abbiamo da poco iniziato la Quaresima: è un tempo di riflessione e di preghiera sulla passione del Signore  che noi siamo chiamati a condividere, con scelte e atti penitenziali, il suo duro cammino verso la croce.

San Francesco così si esprime nel breve biglietto: Nessuno ha mai saputo con sicurezza di che legno fosse fatta la Croce di Nostro Signore; e penso sia avvenuto così, perché noi amassimo ugualmente tutte le croci che ci avrebbe mandate, di qualunque legno fossero composte, e non dicessimo: Questa o quella croce non merita di essere amata, perché è fatta di questo o di quel legno.

            Le croci migliori sono le più pesanti, e le più pesanti sono quelle che più ripugnano…. Le croci che si trovano per la strada sono eccellenti, ma sono ancor più eccellenti quelle che si trovano in casa; e quando sono più moleste,…sono migliori delle discipline, dei digiuni e di tutto quello che è stato inventato dall’austerità…

            Le croci che ci fabbrichiamo o che inventiamo noi, sono sempre un po’ troppo delicate: in esse, vi è del nostro, e quindi sono sempre meno crocifiggenti. Umiliatevi, dunque, e ricevete con gioia quelle che vi sono imposte senza che le abbiate chieste.

La lunghezza della croce le conferisce valore, perché non vi è pena più dura di quella che è durevole.

Sono parole che ci invitano ad accogliere quanto il nostro Arcivescovo ha chiesto all’inizio di quest’ anno pastorale con la sua lettera dal significativo titolo: la situazione come occasione per il progresso e la gioia della vostra fede. Ogni occasione anche quelle difficili, quelle croci che si trovano lungo le strade che nessuno vorrebbe, ma sono lì e ci chiedono di essere trasformate in occasione.

Il coronavirus ci ha tolto l’Eucarestia vertice della preghiera cristiana, ci ha tolto la celebrazione dei Sacramenti, ci ha tolto importanti appuntamenti comunitari propri della Quaresima, ci ha tolto la possibilità di frequentare gli oratori con le proposte ricreative e formative, ci ha tolto la libertà di movimento per sani momenti di condivisione con amici, il coronavirus non ci ha tolto però l’essenziale che, per ogni credente, è la possibilità di un intimo, profondo e affettuoso stare a tu per tu, cuore a cuore con Dio solo, nella preghiera prolungata, solitaria e gustata. Questi, credo, possano essere la Parola e il richiamo rivolti da Dio alla sua Chiesa.

Ascoltiamo e continuiamo perciò il nostro cammino quaresimale aiutati dalla Parola che in questa IV Domenica ci propone di meditare e pregare fissando la nostra attenzione su Gesù che guarisce il cieco dalla nascita (Gv. 9,1-38)

Offro di seguito alcune riflessioni che possono servire a questo scopo, e perché il Signore apra i nostri occhi per saper scorgere semi di bene e di speranza anche in questi tempi faticosi e anche drammatici per tanti nostri fratelli.

I brani che la liturgia quaresimale propone alla nostra riflessione sono molto lunghi occorre quindi fissare l’attenzione sull’essenziale, che in questo caso troviamo nel racconto della guarigione del cieco dalla nascita.

Innanzitutto osserviamo il comportamento del cieco che insieme a Gesù sono i protagonisti del racconto, comportamento diviene esemplificativo del cammino che ogni uomo è chiamato a percorrere per giungere alla luce cioè all’adesione di fede. Un percorso che potremmo designare composto da quattro momenti.

1) La guarigione è opera di Gesù che, come fa con la samaritana, prende l’iniziativa: vide uomo cieco dalla  nascita, ma nessuno, stranamente, gli chiede di guarirlo.

Gesù compie il miracolo per dimostrare coi fatti quanto aveva affermato: Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo. Poi compie un gesto insolito: forma del fango e lo spalma sugli occhi del cieco con l’ordine di andare a lavarsi alla piscina di Siloe.

Conosciamo l’uso simbolico – battesimale che la chiesa fin dai primi secoli ha fatto del miracolo vedendo in esso la luce-vita nuova che investe coloro che col  battesimo hanno scelto di seguire Cristo luce del mondo. Comprendiamo così anche il significato assunto dalla piscina di Siloe che diviene simbolo del fonte battesimale.

* Ma ciò che fa riflettere è il fatto che il cieco forse non conosceva neppure Gesù, non lo sappiamo. Infattì quando gli domandarono in che modo ti sono stati aperti gli occhi? Rispose l’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango…

Per il cieco Gesù è semplicemente l’uomo. Il cammino del cieco per arrivare alla luce è iniziato con un coraggioso atto di fiducia in un uomo per di più estraneo e che aveva fatto una cosa strana: il fango sugli occhi e per un cieco non deve essere stato neppure agevole andare fino alla piscina.

* Tutto ciò sembra ancor più strano se pensiamo che Gesù ha risuscitato un morto, Lazzaro, soltanto con la parola: Lazzaro vieni fuori.

 *All’atto di fede necessita come punto di partenza un atto di fiducia che è un atteggiamento umano: Il cieco ha avuto fiducia nell’uomo Gesù.

2)  Nel secondo momento si tenta di coinvolgere il cieco perché si comprometta esprimendo un suo pronunciamento, una sua valutazione su Gesù: Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi? Tu che dici di quest’uomo? La risposta  è pronta E’un profeta.

 * La risposta è interessante anche per noi, ma necessita di essere compresa bene. Il profeta per la scrittura non è colui che prevede il futuro,come spesso intendiamo noi con questo termine, bensì è colui che manifesta, fa conoscere la volontà di Dio sulla storia e sull’uomo.

Con la guarigione del cieco veramente Gesù compie un gesto oltre che miracoloso,  anche profetico e rivelativo del volere di Dio il quale desidera che ogni uomo non viva nella cecità, nelle tenebre, ma nella pienezza della luce. L’uomo non è fatto per l’oscurità e il buio, ma per la luce: l’uomo è fatto per Cristo è lui la luce: Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo.

  3) Per giungere alla luce è necessario un altro passo: il terzo che il cieco compie. Nella discussione con i farisei il cieco afferma: Dio ascolta chi fa la sua volontà, non ascolta i peccatori e non si è mai sentito che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Poi parole che rappresentano  un passo avanti nella fede: Se costui non venisse da Dio,non avrebbe potuto fare nulla.

* E’ la fede del cieco in Gesù che progressivamente illumina i suoi occhi interiori e comincia a riconosce in Gesù non solo un uomo, un profeta, ma colui che viene da Dio con un potere che è solo di Dio: collocare ogni uomo nella pienezza della luce.

* E’ la fede nell’origine divina di Gesù come colui che viene da Dio e nella potenza divina presente in lui e donata a chi gli apre il cuore: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia (Gv.1,16)

4) Ciò permette al cieco di compiere il quarto passo che lo conduce alla fede piena. Quando Gesù viene a sapere che i farisei avevano cacciato il cieco dalla sinagoga incontrandolo gli chiede: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Tu hai fede in me? Figlio dell’uomo è il titolo messianico. Perciò Gesù chiede se il cieco è disposto a credere in lui come il Figlio di Dio, il Messia che viene da Dio  e tutto ha da Dio. In altri termini chiede l’adesione della fede in quell’uomo che lo aveva guarito e che ora si rivela come il Messia, siamo pertanto davanti ad una manifestazione della divinità di Gesù. Colui che il cieco aveva definito uomo viene ora riconosciuto come figlio di Dio, Messia e Dio lui stesso.

E chi è Signore perché io creda in lui? Gli disse Gesù: lo hai visto è colui che parla con te.

Prima non vedevi l’uomo perché eri cieco e tu hai avuto fiducia in lui. Ora vedi l’uomo Gesù, ma per riconoscere in lui il Figlio di Dio e aderire a lui ci vogliono altri occhi quelli della fede: Credo Signore.

Siamo così alla fede che pone in piena luce, abbiamo visto un percorso che è anche nostro, e che deve essere un itinerario continuo perché le tenebre sono sempre pronte a ricondurci nel buio.

Se rimanete nelle mie parole conoscerete la verità e la verità vi farà liberi…se rimanete nelle mie parole conoscerete la verità che vi porrà sempre in me che sono la luce del mondo e luce per ogni uomo capace di illuminare anche i momenti più bui e donare la forza di portare anche le croci pesanti.

Buona strada verso la Pasqua.