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Leggere, pensare e pregare

Scheda settimanale n. 11  – Domenica 24 novembre 2019

Cosa ci dice l’Avvento

di Romano Guardini *
Questo ci dice l’Avvento. Ogni giorno ci esorta a meditare sul miracolo di questa venuta. Ma ci ricorda pure che essa adempie il suo senso quando il Redentore non viene solo presso l’umanità nella sua totalità, ma anche presso ciascun uomo in particolare: nelle sue gioie e angosce, nelle sue conoscenze chiare, nelle sue perplessità e tentazioni, in tutto ciò che costituisce la sua natura e la sua vita, a lui solo proprie.

Egli deve farsi consapevole: Cristo è il mio redentore; Colui che mi conosce fino in quanto mi è più gelosamente proprio, assume il mio destino nel suo amore, mi illumina lo spirito, mi tocca il cuore, mi volge la volontà a ciò che è giusto, retto.

Così l’Avvento è il tempo che ci ammonisce a interrogarci, ciascuno nell’intimo della sua coscienza: Egli è venuto da me? Io ho notizia di Lui? V’è confidenza tra Lui e me? Egli è per me dottore e maestro? Ma poi subito l’ulteriore domanda: nel mio intimo la porta è aperta per lui? E la decisione: la voglio spalancare. Amici miei, come potrebbe avvenire questo? Scendiamo al piano assolutamente pratico: che cosa potremmo fare? Soprattutto cercare di fare qualche esperienza di Lui.

Potremmo prenderci un libro che tratta di Lui, e leggervi ogni giorno di queste settimane che portano al Natale. Ma non leggere come facciamo per istruirci su qualche argomento, bensì con cuore aperto, nell’anelito dello spirito. Non basta dunque soltanto leggere e pensare; dobbiamo anche pregare. Dobbiamo pregare che Colui, il quale ha conoscenza del Cristo vivente, lo Spirito Santo, voglia operare affitto ché la sacra figura del Signore ci si faccia luminosamente evidente. Che ci avvenga quanto intende Giovanni quando dice: “Abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14) “Epifania” non solo dello spirito, ma anche del cuore. L’aprirsi degli occhi e insieme l’animo che viene toccato. Allora la figura di Cristo emerge dalle pure e semplici espressioni che ne parlano. Egli diviene reale, si fa vicino, e tra Lui e noi si instaura quel legame che significa obbedienza, fedeltà, fiducia, accordo e si chiama “fede”.

Credo però che dobbiamo aggiungerne una terza: esercitare l’amore. Non si può conoscere Cristo come si conosce una persona qualsiasi della storia, ma solo da quella profondità interiore che nell’amore si ridesta. In questi giorni dunque vogliamo esercitare l’amore, perché ci si aprano gli occhi a scorgere Cristo. Vogliamo farlo dove ci troviamo, in rapposto alle persone con cui viviamo: dare loro il diritto di essere così come sono; accoglierle continuamente e vivere con loro in amicizia… Da quest’ambito prossimo attorno a noi, la nostra famiglia, la nostra professione, poi l’amore si dilata a coloro che stanno più lontano, a seconda del modo in cui la vita di apporta appresso il loro essere e il loro bisogno.
* brani scelti da “La Santa Notte. Dall’Avvento all’Epifania”, Morcelliana editrice.