Contenuti

“Corro verso la meta”

Scheda settimanale n. 10  – Domenica 17 novembre 2019

 

Lettera del’Arcivescovo per il tempo di Avvento

“Corro verso la meta”

Carissimi,
l’amore gioisce per la speranza dell’incontro, trova compimento nella comunione.
L’anima della vita cristiana è l’amore per Gesù: il desiderio dell’incontro, il sospiro per la comunione perfetta e definitiva alimentano l’ardore.
La dimensione della speranza e l’attesa del compimento sono sentimenti troppo dimenticati nella coscienza civile contemporanea e anche i discepoli del Signore ne sono contagiati. Il cristianesimo, senza speranza, senza attesa del ritorno glorioso di Cristo, si ammala di volontarismo, di un senso gravoso di cose da fare, di verità da difendere, di consenso da mendicare.
Il tempo di Avvento viene troppo frequentemente banalizzato a rievocazione sentimentale di un’emozione infantile. Nella pedagogia della Chiesa, invece, è annunciata la speranza del ritorno di Cristo, [. . . ]  un provvidenziale invito a pensare alle cose ultime con l’atteggiamento credente che invoca ogni giorno: «venga il tuo regno».
Paolo confida ai Filippesi il suo desiderio intenso, il suo correre per conquistare Cristo, così come è stato da lui conquistato: “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù.
Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”.  (Fil 3,4-14)
Noi, come Paolo, camminiamo nella fede. Amiamo il Signore Gesù, ma non lo vediamo così come egli è; siamo stati conquistati da Cristo e perciò ci sforziamo di correre verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù.
L’Avvento è tempo di grazia non per preparare la commemorazione di un evento passato, ma per orientare tutta la vita nella direzione della speranza cristiana, sempre lieti e insieme sempre insoddisfatti.

1. L’aspettativa e la speranza

L’orientamento al futuro è una dimensione irrinunciabile del vivere.
C’è però differenza tra vivere di aspettative e vivere di speranza. L’aspettativa è frutto di una previsione, programmazione, di progetti. L’aspettativa spinge avanti lo sguardo con cautela per non guardare troppo oltre, circoscrive l’orizzonte a quello che si può calcolare e controllare.
[. . .]   Guardando troppo oltre si incontrano domande ultime e inquietanti e l’esito al quale è meglio non pensare, cioè la morte.
La speranza è la risposta alla promessa, nasce dall’accogliere la Parola che viene da Dio e chiama alla vita, alla vita eterna. È fondata sulla fede, cioè sulla relazione con Dio che si è rivelato nel suo Figlio Gesù come Padre misericordioso e ha reso possibile partecipare alla sua vita con il dono dello Spirito Santo.
2. L’Avvento pedagogia della speranza cristiana
Siamo condizionati in molti modi a vivere questo periodo dell’anno liturgico come un tempo orientato ad alimentare buoni sentimenti per una sorta di regressione generalizzata, infantile, provvisoria e consumistica. [. . .] Ma i cristiani, celebrando i santi misteri nella liturgia, entrano nella comunione trinitaria offerta dalla Pasqua di Gesù e offrono il sacrificio gradito a Dio, il culto spirituale, in attesa del ritorno glorioso del Signore.
La liturgia che celebriamo è l’esperienza di grazia che trasfigura la vita dei credenti, li rende un cuore solo e un’anima sola, e fa ardere in loro il desiderio dell’incontro “faccia a faccia”. Imparare a celebrare l’Eucaristia e la liturgia delle ore è imparare quella docilità allo Spirito che con le parole e i segni rende viva la Chiesa. [. . .]
La novena di Natale in molte comunità raduna i bambini con proposte che sono orientate a raccogliere il messaggio della nascita di Gesù e a evocare i sentimenti del presepe. È opportuno che anche gli adulti si preparino al Natale perché sia vissuto non solo come “una festa per i bambini”, secondo il condizionamento della pressione commercia-
le.

3. Imparare a pregare: «venga il tuo regno» 

Il tempo di Avvento è un tempo propizio per imparare a pregare. Come i discepoli desideriamo metterci alla scuola di Gesù, ricevere lo Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza e ci insegna a dire «Abbà». I pastori del popolo di Dio, i ministri ordinati, tutti gli educatori possono produrre molto frutto se rimangono uniti a Gesù e se favoriscono l’incontro della gente con Gesù, «il nome che è al di sopra di ogni nome» (Fil 2,9).
4. Il segno della vita consacrata
Una grazia incomparabile che la nostra Chiesa ha ricevuto e che ha molto fruttificato nei decenni passati è la vita consacrata nella sue varie forme. [. . .] Perciò le comunità di vita consacrata e le persone consacrate possono farsi carico di insegnare a pregare come espressione particolarmente coerente con il loro carisma, messo a servizio dell’edificazione di tutti. Il tempo di Avvento può offrire l’occasione per invitare la gente a condividere la preghiera, a conoscere più da vicino la gioia e la speranza dei consacrati e delle consacrate, a raccoglierne la “provocazione” a confrontarsi con una scelta di vita e con una testimonianza di vigilanza nell’attesa. È il modo cristiano di interpretare la vita, la morte, la gloria.
5. La fecondità della Vergine Maria
Nel tempo di Avvento Maria di Nazaret, Madre di Gesù e Madre nostra, è presenza incoraggiante e feconda: vorremmo sperimentare un poco della sua beatitudine ed esultanza («beata colei che ha creduto dell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»: Lc 1,45; «il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore»: Lc 1,47).
6. La fatica del tempo
L’attesa della manifestazione gloriosa del Signore non è un tempo inoperoso e il tempo di Avvento nella vita delle nostre comunità è, in genere, particolarmente intenso. I preti, i diaconi e tutti i collaboratori che visitano le famiglie, coloro che promuovono momenti di preghiera, di ritiro, di approfondimento teologico e culturale sperimentano talora una fatica estenuante. [. . .] Anche nel momento dell’intensificarsi della fatica possiamo sperimentare che la situazione diventa occasione.
Carissimi,
desidero che giunga in ogni casa e ad ogni persona l’augurio per un lieto e santo Natale. Che Dio vi benedica tutti.
Vescovo Mario