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Buona corsa per tutti

Scheda settimanale n. 2 – domenica 22 settembre 2019

Buona corsa per tutti
di don Luca Melchioretto

“Nessun posto dove correre, non ho nessun posto dove andare”

“Nowhere to run, ain’t got nowhere to go” (da Born in the USA, di Bruce Springsteen).

Con queste parole Bruce da voce alla delusione per un mondo e una politica che aveva bruciato i sogni e le speranze di un popolo. “Born in the USA” è un inno agli sconfitti, alle bugie, allo schifo e al sangue della guerra che hanno infranto un sogno da rincorrere.

Mi è venuto subito in mente questo forte grido di rabbia del rock, quando ad inizio settembre ho letto sul bollettino degli Oratori Milanesi che il tema di questo anno pastorale è: Oracorri.

Questo slogan, le parole di Springsteen e la visione del film “Blinded by the light” hanno fatto sorgere in me una serie di domande: verso dove corriamo? Per cosa corro? Per dare una risposta a queste domande ho pensato di cercare sulla Bibbia tutte le volte che si parla di corsa.

Così ho scoperto che il primo a correre è Abramo all’arrivo dei tre angeli presso Mamre: “Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda…”. È la corsa dell’ospitalità, di chi è consapevole che solo l’incontro e l’accoglienza dell’altro possono creare nuove relazioni di speranza e futuro.

Anche Esaù corre verso il fratello Giacobbe che lo ha ingannato. Ma la corsa di Esaù ha qualcosa di sorprendente perché nasce dalla consapevolezza che la fratellanza è un valore più grande della vendetta. “Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero” (Gn 33,8).

Il salmo 19 ci ricorda che tutta la creazione corre nel rendere lode a Dio, che il moto stesso del sole è una corsa che illumina i segni della Grazia di Dio “Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l`altro estremo: nulla si sottrae al suo calore”.

Mentre l’evangelista Marco ci ricorda che occorre anche avere il coraggio di lasciare le nostre paure per incontrare la novità di Gesù, altrimenti il nostro correre è vano: “Un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna? […] Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc. 10,17-22). Marco ci mette in guardia e ci dice che la nostra corsa può finire in un ritorno triste e stanco se non abbiamo il coraggio e la gioia di lasciare le nostre apparenti sicurezze per il bene più grande.

Ma il vangelo ci insegna anche la corsa dell’incredulo, che pieno di attese e curiosità giunge allo stupore nello scoprire che l’amore è più forte della morte. È la corsa di Pietro e Giovanni la mattina di Pasqua: “Uscì allora Simon Pietro insieme all`altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due…” (Gv. 20,3-4).

Il  giorno stesso di Pasqua è un con-tinuo correre per portare la novità che Cristo è risorto: “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand`era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall`altro discepolo…” (Gv 20, 1-2).

Questa corsa diventa lo stile del cristiano, diventa espressione del desiderio, diventa un fuoco, il fuoco dello Spirito che infiamma i cuori e ci rende cercatori dell’amore e della verità di Cristo, “Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch`io sono stato conquistato da Gesù Cristo” (Fil 3, 12) .

Come bravi atleti che hanno sempre lo sguardo fisso sulla meta: “…corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (Eb. 12,1-3); “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!”( 1 Cor. 9, 24-27).

Una meta che non è illusione ma compimento di una promessa di Dio “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno” (2Tim. 4, 6-7).

Alla fine di questa ricerca mi sono chiesto perché tutto questo correre? Perché questa fretta? Ed ecco che ancora una volta Gesù con la sua amorevolezza mi è venuto incontro con le parole di una parabola: “Quando (il figlio minore) era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc.15,20). .

Dopo tutto questo correre tra le pagine della Bibbia eccomi al finale di questo articolo, che necessita di una colonna sonora che prendo ancora da Bruce Springsteen “Born to run” (Nati per Correre). L’intero album è pervaso dalla tensione di qualcuno che sta lottando per uscire fuori, per liberarsi, per ritrovare se stesso e trovare un altro posto, “quel preciso posto” dove compiersi. 

Sì, siamo nati per correre sulle vie del Vangelo.