Dedicazione del Duomo

di don Umberto Oltolini

scheda settimanale n. 7 – 21 ottobre 2018 – avvisi parrocchia oratorio diocesi

La festa della Dedicazione della Chiesa madre – il nostro Duomo – riveste una grande importanza per l’intera Diocesi di Milano e per le comunità di Rito Ambrosiano. Nell’intenzione della liturgia, siamo chiamati a riconoscere nel Signore Gesù il fondamento saldo sul quale viene edificata la comunità dei credenti. Per l’occasione vorrei riproporre alcuni stralci dell’omelia che il card. Carlo Maria Martini pronunciò in Duomo, nella festa della Dedicazione il 15 ottobre 2000. Il testo mette bene in evidenza il mistero grande della Chiesa che, pur nella diversità dei suoi membri, costituisce l’unico tempio di Dio dove abita lo Spirito Santo: “… La liturgia della dedicazione è antichissima, ha le sue origini nella Bibbia, in particolare nella dedicazione del tempio di Gerusalemme. E come la dedicazione del tempio di Gerusalemme era occasione per fare memoria delle vicende millenarie del popolo d’Israele, così la festa odierna ci invita a fare memoria della storia plurisecolare della Chiesa Ambrosiana e delle vicende del popolo che ha vissuto in questa terra. Facciamo memoria della fede e della speranza di un popolo, delle sue gioie e delle sue sofferenze, delle sue lotte e delle sue vittorie, facciamo memoria dei suoi Vescovi e sacerdoti santi, dei suoi consacrati, delle famiglie, dei lavoratori, dei poveri; qui ha vibrato l’entusiasmo dei giovani, qui si è levata l’implorazione degli ammalati. Qui in questo Duomo sono passati uomini del lavoro e della scienza, bambini e adulti.

Ricordare la dedicazione del Duomo, la consacrazione a Dio dell’edificio sacro significa perciò celebrare l’opera di salvezza compiuta dal Signore nella nostra Chiesa e, attraverso la nostra Chiesa, nel mondo intero. La cattedrale è come il monte santo della nostra vita ecclesiale, il monte da cui irradia la bellezza, lo splendore della gloria di Dio.

La festa ella dedicazione ci richiama così a rivisitare con gratitudine un passato ricco della fede e dell’amore di un popolo, un passato ricco della fedeltà di Dio alle sue promesse… Dunque questa festa costituisce un invito a irrobustire la memoria cristiana, a integrarla nell’esperienza quotidiana, in modo da comprendere il presente alla luce della fede e da trarre speranza e fiducia nel futuro che il Signore ci prepara.

Nel nostro Duomo, pieno di fascino misterioso, ci ritroviamo oggi come ieri nelle feste più grandi dell’anno liturgico attorno al Vescovo, e sperimentiamo la gioia di essere popolo di Dio, di essere amati ed eletti da Dio, di essere una fraternità di persone che qui hanno un riferimento preciso e sicuro come è sicuro chi abita una casa fondata sulla roccia. Davvero la cattedrale è casa di Dio sulla terra, una casa che accoglie tutti tra le sue mura come una madre accoglie sempre tutti i suoi figli.

La Chiesa, di cui l’edificio sacro è simbolo, non ha senso compiuto e consistenza in se stessa; è tutta relativa a Gesù di cui, al medesimo tempo, è la manifestazione visibile e storica. E’ Gesù che regge l’edificio spirituale della Chiesa e le dà gloria servendosi di noi. La Chiesa locale è la comunità di coloro che vivono in comunione con Gesù e propongono tale comunione a ogni persona.

Ed è una comunità, la Chiesa locale, che poggia su due principi inseparabili e complementari: l’unità e la diversità. Come la cattedrale è tenuta insieme da singoli elementi tra loro diversi, così la Chiesa locale è formata da persone che hanno ministeri e servizi diversi, storie diverse, ma che vivono una profonda unità nella diversità, le relazioni strutturali e funzionali vengono vivacizzate da un anelito di spiritualità, di santità, di carità.

Diceva Sant’Agostino in un’omelia della dedicazione: “Se queste pietre materiali non fossero unite tra loro con la carità, se non combaciassero facilmente, se non si amassero in qualche modo aderendo tra loro vicendevolmente, questo tempio non ci sarebbe”. E aggiungeva: “Anche noi dobbiamo essere uniti nella carità”.

… Ciascuno di noi, pertanto, è chiamato a proclamare la salvezza operata da Cristo vivendo con gioia, serenità e semplicità il proprio servizio, piccolo o grande che sia; ogni servizio, ogni vaso è prezioso se contribuisce alla crescita dell’unità, della carità, della fede e della speranza”.