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Giornata Nazionale del malato – N. S. di Lourdes

Quinta domenica dopo l’Epifania – scheda settimanale n 21 – 10 febbraio 2019

Accanto a chi è malato, con amore
La giustizia più grande
Di don Antonio Paganini

Pur con tutte le conquiste della medicina e della biotecnologia, l’esistenza umana è costantemente minacciata dalla sofferenza fisica o morale, dalla malattia ed infine dalla morte. A fronte di questa inesorabile condizione, il filosofo francese Blaise Pascal, osservava: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso – per rendersi felici – di non pensarci”. Oggi la pungente annotazione del filosofo appare ancora più vera e palese: sulla realtà più lacerante dell’esperienza umana, quella della sofferenza, vige una profonda, corale cesura, con tutte le immaginabili funeste risonanza personali di chi soffre ed anche per la società stessa che appare alienata e disattenta. Nella illusione di essere padroni della salute e della vita, quando si è personalmente o nei propri cari colpiti dal male o dalla morte, allora l’approccio è nell’angoscia e nella disperazione; la sofferenza, esclusa dai propri orizzonti, trova impreparati e, accolta come qualcosa di assurdo e di inutile, diventa ancora più dolorosa, la società abbagliata e superficiale, finisce cinica e indifferenze, incurante dei duri casi della vita e di quanti abbisognano di attenzione e di soccorso. E’ proprio per sventare il rischio di tale deriva che la carità pastorale della chiesa ha inserito nel calendario di ogni anno la “Giornata Mondiale del Malato”. La celebrazione è stata istituita il 13 maggio 1992 da san Giovanni Paolo II e fissata nel giorno dell’11 febbraio, memoria di N. S. di Lourdes, con un triplice intento. Innanzitutto sensibilizzare il popolo di Dio e la stessa società civile sulla realtà della sofferenza nell’esperienza della vita. Essa “fa parte del mistero stesso della persona umana, causata dalla sua finitezza e dalla massa di colpa che nel corso della storia si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile” (Benedetto XVI). Un altro intento è quello di offrire una risposta alle “grandi domande della vita”, che sempre cercano un perché al dolore e al soffrire, illuminando i nostri interrogativi con la luce della speranza cristiana. Infine sollecitare l’attenzione di tutti, singoli cittadini, stato, società civile e in primis coloro che si dicono cristiani, perché il mondo della sofferenza non venga dimenticato, perché non accada con i malati e gli infermi ciò che papa Francesco chiama “la società dello scarto”. Il principio fondativo della convivenza umana è la solidarietà, la fraternità e la prossimità. Per la XXVII “Giornata mondiale del malato”, che ricorre questo prossimo lunedì 11 febbraio, il tema offerto alla comune riflessione dal messaggio di papa Francesco, riprende il terzo aspetto tra quelli sopra elencati, sottolineando la dimensione solidaristica e fraterna come raccomandato dalle parola di Gesù agli apostoli: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10,8). La vicinanza a chi è nella sofferenza, dovrà esprimersi attraverso gesti di amore gratuito, nella compassione, col “prendersi cura” e col “prendersi a cuore” delle persone bisognose di aiuto. Le istituzioni sono sicuramente importanti ed anche indispensabili, ma non possono mancare dell’amore umano; in questo senso riesce di importanza fondamentale la presenza del volontariato con i suoi servizi di sostegno, di condivisione e di assistenza con cuore generoso, nello spirito del dono gratuito. A questo compito di umana vicinanza a quanti sono nella sofferenza fisica, psichica, spirituale, familiare… dovranno sentirsi chiamati particolarmente tutti i discepoli del Signore Gesù, che li invia nel mondo a testimoniare l’amore di Dio anche nelle situazione più oscure e gravi dell’esistenza. Chinarsi come il buon samaritano verso l’uomo ferito e abbandonato sul ciglio della vita, è adempiere “la giustizia più grande” e parte integrante e irrinunciabile della testimonianza cristiana.