La basilica di sant’Ambrogio: non soltanto belle pietre

di don Biagio Pizzi

scheda settimanale n. 8 – domenica 28 ottobre 2018 avvisi parrocchia diocesi oratorio

L’anniversario della dedicazione della nostra Basilica, che il Beato Card. Ildefonso Schuster stabilì per la quarta domenica di ottobre, dopo la solennità della dedicazione del Duomo, ci spinge a riflettere che uno dei canali possibili  per condurci a Dio ed esserci anche di aiuto nell’incontro con Lui, è la “la via della Bellezza”, che i visitatori della nostra Basilica dovrebbero ricuperare nel suo significato più profondo. 

Quando, attraverso l’Atrio di Ansperto, si entra in Basilica, con rispetto e ben disposti, si percepisce chiaramente che di fronte non c’è soltanto materia, pezzi di marmo, affreschi, un insieme di lettere, ma qualcosa di più grande, qualcosa che parla, capace di toccarci il cuore, di comunicarci un messaggio, di elevarci l’animo. L’armonia architettonica, che colpisce a prima vista, e l’insieme delle opere d’arte che arricchiscono tutto il complesso della Basilica, sia all’esterno che all’interno, è frutto della capacità creativa di tanti uomini di diverse generazioni.  Davanti a questa realtà visibile ci si interroga e si cerca di scoprirne il senso profondo, che ci viene indicato dal linguaggio delle forme e dei colori.  Si intuisce che questa arte rende visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre  ciò che vede, di sentire la sete e la ricerca dell’infinito.  Anzi ci si accorge che è come una porta aperta verso l’Infinito, verso una  Bellezza e una  Verità che vanno al di là del quotidiano e apre gli occhi della mente e del cuore, spingendoli verso l’alto. La Basilica di S. Ambrogio è un’opera che nasce dalla fede ed esprime la fede, per questo è una vera strada verso Dio, la Bellezza suprema, ed è un aiuto a crescere nel rapporto con Lui nella preghiera. Le sue linee verticali, con i due campanili che si stagliano verso il cielo, attirano in alto il nostro sguardo e il nostro spirito e ci fanno sentire piccoli.  Percepiamo che in questo splendido edificio romanico è come racchiusa la fede di generazioni, e veniamo invitati in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera.

Nella decorazione della Basilica numerose sono le immagini della croce: sulla facciata esterna, sotto gli spioventi del tetto, è ben visibile una grossa croce contenente due lettere greche: alfa e omega, simboli di Cristo, il Signore che è, che era e che viene.  Altre immagini della croce spuntano fra i nastri intrecciati, tra le foglie  e i rami contorti dei capitelli, sul petto del monaco, in mezzo a due arieti , sui fusti dei pilastri nel nartece e sull’architrave del portale centrale. Esse possono essere considerate come segni della funzione protettiva, che la croce svolge contro le forze del male, sempre in agguato nella “ selva oscura” della nostra esistenza.   L’animale che più frequentemente si associa alla croce  è l’Agnello, simbolo per eccellenza di Cristo e del suo sacrificio salvifico, con chiaro riferimento biblico alla  festa ebraica della Pasqua. 

Nel nartece l’agnello appare vicino alla croce due volte: sulla colonna di sinistra del portale maggiore è seduto e regge la croce dalla lunga asta; al centro dell’architrave del portale, invece, la croce è dietro la testa dell’agnello, raffigurato ritto sulle zampe posteriore, quasi saltellante. Richiama l’Apocalisse di S. Giovanni, il quale, parlando dei martiri, dice: ”Questi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.”

Sono solo esempi dei tanti simboli scolpiti nei diversi capitelli, sia nell’atrio di Ansperto che all’interno della Basilica. Importante è che coloro che la visitano non trovino solo  una occasione di arricchimento culturale, certo anche questo, ma, soprattutto, diventi per loro un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il legame e il dialogo con il Signore. I visitatori sappiano fermarsi a contemplare il raggio di bellezza che invita a salire verso Dio e sentano il bisogno di pregare con il salmo 27: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa solo io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario”. ( v. 4). Così possano essere, a loro volta, luce per gli altri.