Un anno – e non solo – di entusiasmo

di don Luca Melchioretto

scheda settimanale n. 3 – 23 settembre 2018 avvisi oratorio diocesi parrocchia

Nei miei anni di gioventù, in  seminario e poi da sacerdote, mi è sempre stato chiesto di confrontarmi con la Parola. Così ho imparato che le parole sono uno scrigno che contiene tesori di significato, simbolicità, vitalità e promessa. Tutto questo ci è ricordato in modo chiaro sin dal primo capitolo della Bibbia: “La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu”.


È bastata infatti una parola e la creazione ha avuto inizio, una parola ha rotto il buio dell’insignificanza e del vuoto. Ma perché ciò avvenga, occorre mettersi in ascolto delle parole, perché oggi spesso utilizziamo le parole dimenticando che prima vanno ascoltate e conosciute. Quest’anno mi piacerebbe che in oratorio si riscoprisse il valore di una parola di uso comune e della quale abbiamo perso la ricchezza e la forza. Per questo ho scelto una parola a me molto cara che è diventata regola di vita, la parola è: “entusiasmo”.

Succede ad altre molte parole e quindi succede anche ad entusiasmo: la usiamo spesso in modo improprio, senza fermarci ad ascoltarla, senza lasciarla risuonare dentro di noi per scoprirne la potenza evocativa che custodisce.

“Ci vuole più entusiasmo a fare le cose”, “Se ci mettiamo un po’ d’entusiasmo le cose vengono meglio”, “Ho perso l’entusiasmo di una volta”. “Da questo gruppo mi aspetto più entusiasmo” e quanti altri esempi, quante volete abbiamo sentito queste frasi… quante volte le abbiamo rivolte noi ad altri? Io spesso mi sono trovato a pronunciare discorsi simili ai partecipanti di una riunione, senza troppo badare al valore della parola entusiasmo, semplicemente la usavo come una sorta di motivatore magico.

Così è stato per me fino a quando, nel mio primo anno di ministero, è accaduto un fatto che mi ha obbligato a scoprire questa parola. Un giorno, dopo una confessione in cui ammettevo la mia fatica nel gestire più parrocchie, il confessore mi rivolse queste parole: “Mi raccomando non perda il suo entusiasmo!”. Di fronte a quell’invito rimasi smarrito e mi chiedevo come aveva potuto quel sacerdote dirmi di mantenere l’entusiasmo, quando io avevo appena finito di elencare le mie fatiche che a volte mi sembravano davvero più grandi di me. Così appena arrivai a casa mi concentrai sulla parola entusiasmo, presi il dizionario etimologico e imparai che la parola entusiasmo deriva dal greco e che significa  niente meno che “pieno di Dio”.

Sì, entusiasmo deriva da due parole greche: en(=in) e theos(Dio).

Dunque il significato profondo di questa parola significa “essere in Dio”, stare con Lui. Ecco che in un attimo tutto il tesoro che la parola custodiva, mi si mostrava in modo luminoso: fare un servizio con entusiasmo vuol dire farlo in Dio, vivere con entusiasmo significa vivere in Dio.

Entusiasmo non è una superficiale e banale visione positiva della vita che ci rende distaccati dalla realtà, non va confuso con un viso sempre sorridente che ci rende simile ad un’emoticon. No l’entusiasmo ha a che fare con Dio, con il suo desiderio di abitare in mezzo a noi, è la realizzazioen concreta del primo capitolo del Vangelo di Giovanni: “E il Verbo (Parola) si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Per questo mi piacerebbe che chi frequenta l’oratorio o chi è impegnato in parrocchia, viva questo anno pastorale con entusiasmo, perché svolgere un servizio o partecipare ad una iniziativa con entusiasmo, vuol dire vivere in Dio, vivere con Dio.

Questo significa avere la percezione che ogni cosa che faccio la faccio in Dio, cioè nel suo amore. Vuol dire partecipare ad una riunione, vivere un servizio, con la consapevolezza della presenza di Dio vicino a me, che ciò che faccio non è una mia iniziativa personale ma la risposta al Vangelo che mi chiede di essere segno della presenza di Dio. Perciò in ogni occasione, saremo condotti a percepire e ad esprimere il senso profondo della gratuità, del servizio generoso, gioioso e disinteressato e della solidarietà operosa; dovremo impegnarci a salvaguardare sempre la qualità umana in tutti i rapporti personali e in ogni luogo e attività, facendo sì che ogni persona – nessuna esclusa – sia sempre rispettata, stimata e valorizzata; le parole e i gesti saranno improntati dai tratti della cordiale fraternità, della simpatica allegria, dell’accoglienza pronta e disponibile, della gentilezza schietta e operosa, oltre che dalla normale buona educazione, che è sempre da coltivarsi con bontà, pazienza e giusta fermezza.

Entusiasmo è molto diverso dall’essere ottimisti. L’ottimismo richiede di raggiungere l’ottimo, ma sappiamo che nella nostra quotidianità non saremo sempre ottimi, ci saranno giorni difficili e faticosi, ci saranno giorni carichi di delusione e fallimenti e se ci imporremo l’ottimismo vivremo di frustrazioni.

Mentre entusiasti lo si può essere sempre, l’entusiasta non è uno perfetto, uno che non sbaglia o che non soffre. L’entusiasta è uno che vive in Dio e allora capisco che posso essere entusiasta anche nei momenti seri e duri della vita quando diventa difficile sorridere.

Riempiamo di entusiasmo l’oratorio, la nostra comunità parrocchiale, la nostra vita familiare, la nostra vita quotidiana ma non di un entusiasmo superficiale e banale. No! Occorre che il nostro entusiasmo si veda, sia visibile perché ogni cosa è fatta in Dio, con Dio e per Dio. Mi permetto di concludere con un augurio, giocando con la parola entusiasmo:

Sii sempre un uomo o una donna “en-TU-sì-AMATO” dalla Parola di Dio… a tutti buon cammino.