Borgonovo e Angelini – il testo delle meditazioni

Pubblichiamo, con gratitudine nei confronti di madre Ignazia Angelini e di mons. Gianantonio Borgonovo, i testi delle meditazioni proposte in occasione del percorso quaresimale. Questo venerdì 5 aprile sarà presente Enzo Bianchi e proporrà una meditazione sul salmo Miserere. Venerdì 12 aprile, il sacerdote e pianista don Carlo Seno offre una meditazione – concerto sul salmo 22.

Madre Angelini in sant’Ambrogio

Venerdì 29 marzo, alle ore 21:00, la Badessa del Monastero benedettino di Viboldone, Madre Ignazia Angelini, sarà in sant’Ambrogio. Proporrà una meditazione sul salmo 131: “Appesa a Dio l’anima mia. Nascere e risorgere nella vita cristiana”.
La meditazione musicale è affidata al coro della basilica di san Paolo, diretto dal M° Giorgio Cattaneo, che propone lo Stabat Mater di Kodaly.

Dio è dappertutto… noi sempre altrove.

I Padri della Chiesa parlavano di lotta alle distrazioni, perché avevano intuito nel disordine della mente il peggior nemico che allontana da Dio. Il disordine della mente è costituito da tutto ciò che ci tiene lontano dal cammino di fede, lo avversa e lo deride. Chi è in questa situazione non se ne rende subito conto, vive d’impressioni, di ascolto di suoni, di rumori, di televisione, di notizie, passando dall’una all’altra in un continuo vortice di immaginazione, di fantasie, di desideri, proprio come chi guardando un programma televisivo dopo l’altro resta sotto l’influsso di una eccitazione a cui non riesce a dare un nome per renderla sentimento e azione.

L’acqua viva della libertà

Conosciamo bene la folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco. Ma c’è folgorazione e folgorazione. Thomas Merton (1915 – 1968), monaco trappista americano, nel 1968 è a Bangkok, per partecipare ad un convegno di monaci benedettini e buddisti. In mattinata propone una riflessione dal titolo per alcuni ancora oggi urticante: monachesimo e marxismo, nel pomeriggio è previsto il dibattito. Un confratello, insospettito dal ritardo alla conferenza, lo trovò morto nella stanza dell’albergo, folgorato da un ventilatore difettoso.

Prima domenica di Quaresima

Il deserto è per Gesù anche il luogo della intimità con il Padre, la condizione del silenzio,  della sobrietà e della preghiera necessarie per rinnovare obbedienza e disponibilità. Nel deserto, proprio come il popolo di Israele, anche Gesù ritrova se stesso , il senso della sua vita e della sua missione!

E noi… saliremmo sul sicomoro?

Mentre la folla che accompagna Gesù, simbolo forse di tanti credenti manifestanti, procede imperterrita, anzi diventa barriera per il piccolo Zaccheo, Gesù rallenta, anzi si ferma, alza gli occhi, a lui. A lui che era salito su un sicomoro – è scritto – “per vedere chi era Gesù”. Come vorrei – ve lo confesso – che mi rimanesse un grumo della curiosità buona di Zaccheo, che mi rimanesse anche dopo una imbarcata di anni come sono i miei, anche in vecchiaia.

Non c’è santo senza passato, non c’è peccatore senza futuro

Matteo era un “pubblicano”, cioè un esattore delle imposte per conto dell’impero romano, e per questo considerato pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta, e lo invita a cena a casa sua, insieme con i discepoli. Allora sorge una discussione tra i farisei e i discepoli di Gesù per il fatto che questi condividono la mensa con i pubblicani e i peccatori. “Ma tu non puoi andare a casa di questa gente!”, dicevano loro. Gesù, infatti, non li allontana, anzi frequenta le loro case e siede accanto a loro; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Ed è altrettanto vero che essere cristiani non ci rende impeccabili.

“Abbiamo sempre fatto così…”

Don Giuliano Zanchi, in un suo bel libro che si intitola “L’arte di accendere la luce. Ripensare la chiesa pensando al mondo” (Vita e Pensiero), scrive così: “Una parola che vedo ad un passo dalla morte, è l’aggettivo ‘cattolico’. Devo essere molto sincero: ‘cattolico’ è una parola che non uso praticamente più. Mai come termine attraverso cui evocare l’aura di un’appartenenza affettiva legata alla mia identità di credente. Per quello preferisco dire semplicemente che sono ‘cristiano’. Perché ‘cattolico’ ha acquistato al mio ascolto qualcosa di fastidioso, questa parola è passata da indicatore universale del tema evangelico, a segno distintivo di una parte. Questa metamorfosi della parola ‘cattolico’, accende attorno all’identità cattolica la luce gelida di un’insegna da bottega, tanto più respingente, quanto più ostentata”. (pag. 14).