Non c’è santo senza passato, non c’è peccatore senza futuro

Matteo era un “pubblicano”, cioè un esattore delle imposte per conto dell’impero romano, e per questo considerato pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta, e lo invita a cena a casa sua, insieme con i discepoli. Allora sorge una discussione tra i farisei e i discepoli di Gesù per il fatto che questi condividono la mensa con i pubblicani e i peccatori. “Ma tu non puoi andare a casa di questa gente!”, dicevano loro. Gesù, infatti, non li allontana, anzi frequenta le loro case e siede accanto a loro; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Ed è altrettanto vero che essere cristiani non ci rende impeccabili.

“Abbiamo sempre fatto così…”

Don Giuliano Zanchi, in un suo bel libro che si intitola “L’arte di accendere la luce. Ripensare la chiesa pensando al mondo” (Vita e Pensiero), scrive così: “Una parola che vedo ad un passo dalla morte, è l’aggettivo ‘cattolico’. Devo essere molto sincero: ‘cattolico’ è una parola che non uso praticamente più. Mai come termine attraverso cui evocare l’aura di un’appartenenza affettiva legata alla mia identità di credente. Per quello preferisco dire semplicemente che sono ‘cristiano’. Perché ‘cattolico’ ha acquistato al mio ascolto qualcosa di fastidioso, questa parola è passata da indicatore universale del tema evangelico, a segno distintivo di una parte. Questa metamorfosi della parola ‘cattolico’, accende attorno all’identità cattolica la luce gelida di un’insegna da bottega, tanto più respingente, quanto più ostentata”. (pag. 14).

Giornata Nazionale del malato – N. S. di Lourdes

Pur con tutte le conquiste della medicina e della biotecnologia, l’esistenza umana è costantemente minacciata dalla sofferenza fisica o morale, dalla malattia ed infine dalla morte. A fronte di questa inesorabile condizione, il filosofo francese Blaise Pascal, osservava: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso – per rendersi felici – di non pensarci”.

Sono io! Non abbiate paura

Nella preghiera non conta tanto ciò che si ha sulle labbra, quanto ciò che si ha nel cuore. La preghiera, come l’agire, segue l’essere.   Nella vita di preghiera, è lo Spirito Santo che riforma l’essere di chi prega, suscita l’uomo nuovo, l’uomo amico e alleato di Dio , purificando  il cuore ipocrita e ostile a Dio. 

Anche Dio ha una famiglia

Dio ha scelto di nascere in una famiglia. L’ha formata in uno sperduto e sconosciuto villaggio della Galilea chiamato Nazareth. Nazareth non appartiene né alla storia degli uomini, né alla storia della salvezza. Questo villaggio è situato in una zona montuosa, estraneo alle principali vie di comunicazione e di commercio, un luogo piuttosto malfamato. Lo ricordano anche i Vangeli: “da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”.

settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

“L’ingiustizia fondamentale nel cristianesimo sono le divisioni, perché Gesù ha voluto ‘una’ Chiesa (Gv 17,23). In questo senso, come ha detto il Concilio Vaticano II, la divisione è una grande ferita, è contraria alla volontà del Signore, danneggia la Chiesa e danneggia l’annuncio principale del Vangelo. Ritrovare l’unità vuol dire quindi superare anche l’ingiustizia della divisione. Il tema della Settimana viene dall’Indonesia, che è un Paese formato da cittadini di diverse origini, e dove è molto importante trovare l’unità nella diversità e nella giustizia”.

Sant’Ambrogio/Insieme… il programma aperto a tutti

Sant’Ambrogio/Insieme è un gruppo di uomini e donne  che si ritrova mensilmente per approfondire un tema interessante, che viene affidato ad un esperto. Arte, cultura, economia, ingegneria, religione, storia, comunicazione, viaggi… gli incontri sono aperti a tutti e l’ingresso è libero. Piazza sant’Ambrogio, 15, sala sant’Ambrogio. Info 02.86450895 – santambrogio@chiesadimilano.it