L’acqua viva della libertà

Conosciamo bene la folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco. Ma c’è folgorazione e folgorazione. Thomas Merton (1915 – 1968), monaco trappista americano, nel 1968 è a Bangkok, per partecipare ad un convegno di monaci benedettini e buddisti. In mattinata propone una riflessione dal titolo per alcuni ancora oggi urticante: monachesimo e marxismo, nel pomeriggio è previsto il dibattito. Un confratello, insospettito dal ritardo alla conferenza, lo trovò morto nella stanza dell’albergo, folgorato da un ventilatore difettoso.

Prima domenica di Quaresima

Il deserto è per Gesù anche il luogo della intimità con il Padre, la condizione del silenzio,  della sobrietà e della preghiera necessarie per rinnovare obbedienza e disponibilità. Nel deserto, proprio come il popolo di Israele, anche Gesù ritrova se stesso , il senso della sua vita e della sua missione!

E noi… saliremmo sul sicomoro?

Mentre la folla che accompagna Gesù, simbolo forse di tanti credenti manifestanti, procede imperterrita, anzi diventa barriera per il piccolo Zaccheo, Gesù rallenta, anzi si ferma, alza gli occhi, a lui. A lui che era salito su un sicomoro – è scritto – “per vedere chi era Gesù”. Come vorrei – ve lo confesso – che mi rimanesse un grumo della curiosità buona di Zaccheo, che mi rimanesse anche dopo una imbarcata di anni come sono i miei, anche in vecchiaia.

Non c’è santo senza passato, non c’è peccatore senza futuro

Matteo era un “pubblicano”, cioè un esattore delle imposte per conto dell’impero romano, e per questo considerato pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta, e lo invita a cena a casa sua, insieme con i discepoli. Allora sorge una discussione tra i farisei e i discepoli di Gesù per il fatto che questi condividono la mensa con i pubblicani e i peccatori. “Ma tu non puoi andare a casa di questa gente!”, dicevano loro. Gesù, infatti, non li allontana, anzi frequenta le loro case e siede accanto a loro; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Ed è altrettanto vero che essere cristiani non ci rende impeccabili.

“Abbiamo sempre fatto così…”

Don Giuliano Zanchi, in un suo bel libro che si intitola “L’arte di accendere la luce. Ripensare la chiesa pensando al mondo” (Vita e Pensiero), scrive così: “Una parola che vedo ad un passo dalla morte, è l’aggettivo ‘cattolico’. Devo essere molto sincero: ‘cattolico’ è una parola che non uso praticamente più. Mai come termine attraverso cui evocare l’aura di un’appartenenza affettiva legata alla mia identità di credente. Per quello preferisco dire semplicemente che sono ‘cristiano’. Perché ‘cattolico’ ha acquistato al mio ascolto qualcosa di fastidioso, questa parola è passata da indicatore universale del tema evangelico, a segno distintivo di una parte. Questa metamorfosi della parola ‘cattolico’, accende attorno all’identità cattolica la luce gelida di un’insegna da bottega, tanto più respingente, quanto più ostentata”. (pag. 14).

In memoria di Mons. Migliavacca – concerto in santa Francesca Romana

La Cappella Musicale Ambrosiana propone un concerto in memoria del sacerdote compositore mons. Luciano Migliavacca, presso la parrocchia di santa Francesca Romana. Mons. Migliavacca ha scritto più di 70 messe e inoltre mottetti soprattutto su testi della liturgia ambrosiana, magnificat, salmi, cantate e canti ricreativi per ragazzi. Ha inoltre composto brani per organo e l’opera Il vangelo di san Marco. Ha composto brani su testi di Manzoni, Ungaretti, Palazzeschi, Montale, Bacchelli, Quasimodo, Rebora, D’Annunzio, Salvadori, san Tommaso, sant’Ambrogio, papa Paolo VI. Gli Inni Ambrosiani, poesia e musica al servizio del culto divino.

Giornata Nazionale del malato – N. S. di Lourdes

Pur con tutte le conquiste della medicina e della biotecnologia, l’esistenza umana è costantemente minacciata dalla sofferenza fisica o morale, dalla malattia ed infine dalla morte. A fronte di questa inesorabile condizione, il filosofo francese Blaise Pascal, osservava: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso – per rendersi felici – di non pensarci”.

Sono io! Non abbiate paura

Nella preghiera non conta tanto ciò che si ha sulle labbra, quanto ciò che si ha nel cuore. La preghiera, come l’agire, segue l’essere.   Nella vita di preghiera, è lo Spirito Santo che riforma l’essere di chi prega, suscita l’uomo nuovo, l’uomo amico e alleato di Dio , purificando  il cuore ipocrita e ostile a Dio. 

Anche Dio ha una famiglia

Dio ha scelto di nascere in una famiglia. L’ha formata in uno sperduto e sconosciuto villaggio della Galilea chiamato Nazareth. Nazareth non appartiene né alla storia degli uomini, né alla storia della salvezza. Questo villaggio è situato in una zona montuosa, estraneo alle principali vie di comunicazione e di commercio, un luogo piuttosto malfamato. Lo ricordano anche i Vangeli: “da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”.