La domanda di Tommaso, la nostra domanda

Gli eventi della tomba vuota, avevano lasciato perplessi i discepoli e – nonostante il messaggio delle donne – gli stessi discepoli hanno paura. Per questo la sera della Resurrezione di Gesù, si chiudono insieme, probabilmente nel cenacolo: Giovanni annota sobriamente che i discepoli si trovano riuniti insieme.

L’amore non è calcolabile

L’unzione di Betania, di cui oggi il Vangelo ci parla, è il simbolo dell’amore del discepolo nei confronti del Maestro. Nel testo di Giovanni assistiamo ad una cena dove si incrociano sguardi diversi. Vi è lo sguardo degli amici, la gratuità che non bada ai costi, perchè l’amicizia è dono senza prezzo.  Al contempo a questo sguardo si contrappone quello di Giuda. Il suo è uno sguardo accecato dall’interesse e incapace di cogliere la logica del dono.

Betania: la casa dell’amicizia

Innanzitutto, ci colpisce l’amicizia di Lazzaro con Gesù. I Vangeli ci ricordano che Gesù spesso passava da Marta, Maria e Lazzaro. Una casa dove si sentiva accolto, voluto bene. Addirittura – lo vedremo domenica prossima, pochi giorni prima di essere arrestato e morire – ha voluto passare da loro. Cercava un po’ di conforto, un po’ di amore, un po’ di calore prima di affrontare il compimento del suo amore per noi. Che bello! Gesù cerca appoggio in una casa, in una famiglia.

Dio è dappertutto… noi sempre altrove.

I Padri della Chiesa parlavano di lotta alle distrazioni, perché avevano intuito nel disordine della mente il peggior nemico che allontana da Dio. Il disordine della mente è costituito da tutto ciò che ci tiene lontano dal cammino di fede, lo avversa e lo deride. Chi è in questa situazione non se ne rende subito conto, vive d’impressioni, di ascolto di suoni, di rumori, di televisione, di notizie, passando dall’una all’altra in un continuo vortice di immaginazione, di fantasie, di desideri, proprio come chi guardando un programma televisivo dopo l’altro resta sotto l’influsso di una eccitazione a cui non riesce a dare un nome per renderla sentimento e azione.

L’acqua viva della libertà

Conosciamo bene la folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco. Ma c’è folgorazione e folgorazione. Thomas Merton (1915 – 1968), monaco trappista americano, nel 1968 è a Bangkok, per partecipare ad un convegno di monaci benedettini e buddisti. In mattinata propone una riflessione dal titolo per alcuni ancora oggi urticante: monachesimo e marxismo, nel pomeriggio è previsto il dibattito. Un confratello, insospettito dal ritardo alla conferenza, lo trovò morto nella stanza dell’albergo, folgorato da un ventilatore difettoso.

Prima domenica di Quaresima

Il deserto è per Gesù anche il luogo della intimità con il Padre, la condizione del silenzio,  della sobrietà e della preghiera necessarie per rinnovare obbedienza e disponibilità. Nel deserto, proprio come il popolo di Israele, anche Gesù ritrova se stesso , il senso della sua vita e della sua missione!

E noi… saliremmo sul sicomoro?

Mentre la folla che accompagna Gesù, simbolo forse di tanti credenti manifestanti, procede imperterrita, anzi diventa barriera per il piccolo Zaccheo, Gesù rallenta, anzi si ferma, alza gli occhi, a lui. A lui che era salito su un sicomoro – è scritto – “per vedere chi era Gesù”. Come vorrei – ve lo confesso – che mi rimanesse un grumo della curiosità buona di Zaccheo, che mi rimanesse anche dopo una imbarcata di anni come sono i miei, anche in vecchiaia.

Non c’è santo senza passato, non c’è peccatore senza futuro

Matteo era un “pubblicano”, cioè un esattore delle imposte per conto dell’impero romano, e per questo considerato pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta, e lo invita a cena a casa sua, insieme con i discepoli. Allora sorge una discussione tra i farisei e i discepoli di Gesù per il fatto che questi condividono la mensa con i pubblicani e i peccatori. “Ma tu non puoi andare a casa di questa gente!”, dicevano loro. Gesù, infatti, non li allontana, anzi frequenta le loro case e siede accanto a loro; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Ed è altrettanto vero che essere cristiani non ci rende impeccabili.